Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Polonia. Storia militare. Secoli XIX-XX
anno <1999>   pagina <172>
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172 Knrystof Zaboklicki
La notizia della cessione del Veneto all'Austria suscitò in molti ita­liani, come il patriota Raimondo Leoni citato da Franco Venturi,8) un sentimento simile a quello che provò ogni uomo amante della umanità nella divisione dei liberi abitatori della Pollonia [sic]. Ne rimasero doloro­samente colpiti anche i legionari polacchi che, nel breve spazio di appena due anni, videro di nuovo il trionfo della forza bruta nelle relazioni inter­nazionali. Per giunta, nel testo del trattato di Campoformio non fu affatto presa in considerazione la questione polacca. Anzi, la Francia si dichiarò al riguardo in un certo senso solidale con l'Austria. Con gli articoli 1 e 14 del trattato le due potenze s'impegnavano ad aiutarsi vicendevolmente a mantenere l'ordine interno e a non favorire direttamente o indirettamente coloro che potessero turbarlo: ciò implicava la rinuncia, da parte della Francia, al potenziamento delle Legioni polacche in Italia. L'articolo 16 garantiva l'amnistia agli abitanti dei territori occupati dalle parti contra­enti, con l'esclusione però della Galizia, cioè della Polonia austriaca, da dove proveniva la maggioranza dei legionari; essi non potevano dunque ritornarvi perché rischiavano pesanti condanne in quanto disertori o pri­gionieri di guerra passati al nemico. Infine l'articolo 20 relativo ai nego­ziati tra la Francia e l'Impero da tenersi a Rastatt (il Congresso di Rastatt, 1797-1799) non prevedeva la partecipazione di una delegazione polacca, benché gli esuli polacchi lo avessero ripetutamente richiesto al governo francese.
H trattato di Campoformio fu dunque per i legionari una doccia fred­da che raggelò il loro entusiasmo e, in un primo momento, mise in crisi soprattutto il loro alto comando. Secondo varie testimonianze, li per lì i generali persero la testa [...] Dabrowski si ammalò [...], Wielhorski dovette subire un salasso, ecc. . Fu approvata alla chetichella la spartizione della Polonia, scrisse uno degli ufficiali; Il trattato disastroso per i veneti e per i polacchi [...] è una vera tomba delle nostre speranze, aggiunse un altro.?) Si temeva molto la reazione dei soldati semplici, i disordini in massa che però non ci sarebbero stati, malgrado l'innegabile scontento diffusosi nei ranghi Una buona impressione fece indubbiamente sui legionari il già menzionato ordine del giorno di Dabrowski; il generale polacco, ripresosi subito dallo sgomento iniziale, oltre a ribadire la benevolenza di Bonaparte, vi invitò i suoi uomini alla disciplina e promise loro un trattamento ade­guato ai loro meriti.
5 Cfr. Storia d'Italia d, p. 1150.
5) J. PÀCHONSKI, op, city p. 451 (traci, dal poi.).