Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Polonia. Storia militare. Secoli XIX-XX
anno
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1999
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pagina
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173
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Legioni polacche iti Italia 173
I reparti polacchi sgomberarono subito, assieme a quelli francesi, i territori veneti occupati, che in virtù dei trattato passavano all'Austria. I legionari erano destinati a Ferrara. Durante la marcia di trasferimento, il 22 ottobre a Padova, la colonna incontrò Bonaparte diretto a Milano. Fu dato l'ordine di fermarsi Bonaparte pronunciò un discorso ai polacchi, desideroso di ridar loro fiducia: sì, ci vorrà del tempo prima che possano tornare in patria, ma quel giorno verrà. Molti si rincuorarono, rinunciando all'idea di abbandonare il servizio: il fascino del giovane generalissimo era troppo fòrte, ed era sempre viva la persuasione motivata o meno che egli nutrisse per i militari polacchi una simpatia particolare.
Negli ultimi giorni di ottobre la 1. Legione al completo entrò a far parte della guarnigione di Ferrara, mentre la 2.a anch'essa delusa e depressa a causa della pace di Campoformio restava sempre ripartita tra Cuneo, Mantova e Milano. H malessere serpeggiava tra ufficiali e soldati; tuttavia, dopo varie discussioni e contatti tra i singoli reparti, fu deciso di rivolgere a Dabrowski una dichiarazione comune per manifestargli la propria volontà di continuare a servire la patria sotto le bandiere altrui. Il generale la accolse a Ferrara con gratitudine e sollievo, gli animi si calmarono, il Corpo polacco seppe resistere alle forze che lo minacciavano da dentro.
Rimaneva il pericolo esterno, assai più preoccupante. Bonaparte considerato amico e protettore dei polacchi, stava per abbandonare l'Italia; il comando delle truppe francesi in Lombardia doveva passare al generale Louis Berthier, favorevole ai legionari, ma la cui parola contava certamente molto meno. La Repubblica Cisalpina, rovinata dalla guerra e dai saccheggi, scossa da gravissime crisi inteme,10) non vedeva ormai la necessità di mantenere al proprio servizio un corpo militare straniero, dovendo comunque provvedere al mantenimento delle truppe francesi di stanza nel suo territorio. La convenzione firmata da Dabrowski con le autorità lombarde il 9 gennaio era decaduta dopo la proclamazione della Repubblica Cisalpina il cui governo aveva quindi, dal punto di vista giuridico, le mani libere nei confronti del corpo ausiliare polacco. Era sempre maldisposto verso i polacchi il ministro della Guerra Birago (se ne sarebbe andato, però, verso metà novembre); l'esercito della Cisalpina doveva essere potenziato, ma si puntava giustamente sulle forze armate nazionali e sul servizio di leva. Insomma, per salvare le Legioni polacche ci voleva l'intervento personale di Bonaparte, cosa che l'accorto Dabrowski aveva capito benissimo.
i; Cfe. Storia d'Italia eit, p. 1153.