Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Casa Savoia. Forze Armate. Secolo XIX
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1999
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Massimo de heonardis
una dinastia a cui si legano le glorie militari del passato sono disposizioni del tutto naturali. L'incarnazione dell'onore delle armi in una data persona ha, per lui, un valore assai più concreto della dedizione a astrazioni, come lo Stato o la costituzione.
La monarchia unitaria italiana e la Dinastia nazionale si collocarono con proprie peculiari caratteristiche in questo modello di rapporto speciale tra Corona e Forze Armate. La monarchia italiana sorgeva grazie al patto con la rivoluzione: l'Italia moderna, scriverà Alfredo Oriani,4) era nata dal compromesso tra due impotenze, della rivoluzione e della monarchia, in Italia meglio che in Germania avevano trionfato i principi di nazionalità e di sovranità popolare, evitando i residui del feudalesimo e gli eccessi del militarismo. Quella italiana era una monarchia priva della sacralità ancien regime; non vi era cerimonia di incoronazione o servizio religioso, né tantomeno consacrazione: in realtà non vi era corona, che la Corona Ferrea lasciò il Duomo di Monza solo per i funerali di Vittorio Emanuele II e di Umberto I. Nel nuovo regno la nobiltà (una parte della quale, particolarmente legata alla Chiesa, non rendeva omaggio al trono) non aveva alcun ruolo politico riconosciuto dalla costituzione, dalle leggi, dai regolamenti e non compariva come tale nemmeno nel protocollo ufficiale, in base al quale il più giovane sottotenente del Regio Esercito veniva anteposto a qualunque nobile privo di funzione riconosciuta.5) Fra il 1849 e il 1867 scomparvero le Guardie del corpo del Re, corpo riservato alla nobiltà, poi sostituite dai più borghesi corazzieri La monarchia italiana era dunque ben poco monarchica, come deplorarono in questo secolo i monarchici integralisti, i nazionalisti e, opportunisticamente, per giustificare l'iniziale repubblicanesimo, lo stesso Benito Mussolini.)
Ma, quelli che potevano apparire punti di debolezza, la mancanza di quei pilastri su cui poggiavano le monarchie di più antica tradizione, potevano d'altro canto indurre i Savoia a farsi interpreti delle esigenze popolari, smentendo chi aveva visto in Vittorio Emanuele II non il Re galan
ti Cfc A* ORIANI, La lotta politica in Italia, Bologna, 1956, pp. 689-90.
9 Cfr. G. RUMI, ha politica nobiliare del Regno d'Italia 1861-1946, in Les nobJesses eu-ropeennes au XIX1 sitili, Milano-Roma, 1988, pp. 578-579.
Cu. F. PERFETTI, Fascismo monarchico. 1 paladini della monarchia assoluta fra integralismo e dissidenza. Roma, 1988; L. FEDERZONI, Italia di ieri per la storia di domani, Milano, T967, p. 249; la lettera di Gioacchino Volpe al Popolo d'Italia del 1 giugno 1921, ora in Scritti sul fascismo 1919-1938, l, Roma, 1976, pp. 162-67; G. ARTIERI, Cronaca del Regno dltalia, II, Dalla Vittoria alla Repubblica* Milano, 1978, pp. 252-253.
Scriveva nel 1922 Mario Missiroli: La Monarchia, in Italia, non e ne un principio, oé un'idea: non ha tradizioni e si affermò distruggendo quel principio legittimista, da cui il