Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Casa Savoia. Forze Armate. Secolo XIX
anno <1999>   pagina <179>
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Monarchia, famiglia reale e fore armate 179
tuomo ina il Re dei galantuomini , ovvero dei borghesi.8) Comunque se il Re d'Italia non poteva essere Punto del Signore (il Re sacerdote), né il supremo signore feudale, aveva le carte in regola per calarsi nel ruolo dei Re guerriero.9) Se Casa Savoia potè prendere la guida dell'unificazione italiana, oltre che per il compromesso con il liberalismo, fu perché il Piemonte sabaudo era la sola realtà istituzionale con una indiscussa tradizione militare.10) Il Piemonte ha un esercito, dunque, io sono pie­montese scriveva nel 1854 Giorgio Pallavicino Trivulzio; inaugurando una tradizione politico-storiografica, Cesare Balbo, rifacendosi alla istituzione nel 1562 da parte del Duca Emanuele Filiberto di 12 reggimenti provinciali, aveva scritto: Da quel di vi fu un esercito italiano, e si può fare una storia di esso ininterrotta. La tradizione vera, quella più importante per un paese è quella militare. Dante Alighieri non ha fatto l'Italia [...] ma le baio­nette, l'hanno fatta, confiderà Vittorio Emanuele IH al suo aiutante di campo.11) Che la tradizione militare del Piemonte dovesse essere il fonda­mento del nuovo Stato non fu contestato da alcuno: Coloro stessi che non volevano per nessun conto che il regno d'Italia potesse considerarsi un
lealismo trae forza e splendore. Ed è troppo recente per supplire, con una lunga storia, i titoli originari, che non ha. La Monarchia, in Italia, non può semplicemente durare: deve vivere e deve vivere assecondando e interpretando le profonde esigenze popolari [...]. La Monarchia, in Italia, non può contare sopra nessuna di quelle limitate, ma saldissime forze, che sono l'ordinario e sicuro presidio, delle monarchie storiche: non su una aristocrazia [...] non su un militarismo, perché l'esercito è nazionale e non dinastico; non sul clero, per i motivi che si intuiscono. Su i ceti dell'alta borghesia? Ma quando mai la ricca borghesia fu lealista e si sacrificò per un principio o per una fede? [...] Non è su queste forze che può poggiare l'istituto monarchico [...]. Più sicuro è il popolo, perché non partecipò alla rivolu­zione unitaria e portò nel nuovo Regno, all'indomani dei fatti compiuti, l'ossequio secolare che tributava agli antichi sovrani)* (cit in PERFETTI, op. cit., pp. 51-52). Per le critiche all'opportunismo istituzionale della borghesia di Volpe e di Antonio De Viti De Marco cfc. VOLPE, Scritti sul fascismo, I, cit, p. 167 e G. ARTIERI, Cronaca del Regno d'Italia, I, Da Porta Pia all'Intervento, Milano, 1977, p. 550.
"> Cfr. A. C. DE MEls, lì Sovrano, a cura di B, Croce, Bari, 1927, p. 15. Significativa è l'osservazione di uno storico marxista: Del modello bonapartista, la monarchia sabauda ripeteva quanto meno un elemento negativo, la conciliazione di forze sociali antagonistiche (E. RAGIONIERI, ha storia polìtica e sociale, Storia d'Italia, IV, DattVnità a oggi, 3, Torino, 1976, p. 1685).
9 Sui modelli di Re cfr. II. NiCGLSON, Storia delle monarchie, tr, fc, Bergamo, 1964.
'<>> W. BÀRBERIS, Le armi del Principe. La tradizione militare sabauda, Torino, 1988, pp. XII e XTV.
0 Le tre citazioni da G. VOLPE, Pagine risorgimentali, Roma, 1967, voi. II. p* 127; V. GIGLIO, // Risorgimento flette sue fasi di guerra, Milano, 1948* voi. I, p. 20; SCARONl, Con Vittorio Emanuele 111, Verona, 1954, p. 92.