Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Casa Savoia. Forze Armate. Secolo XIX
anno <1999>   pagina <182>
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Massimo de Leonardi*
costituzionalismo, a comandare l'esercito in battaglia tu Giorgio II a Det-tingen nel 1743, ancora nel 1917-18 l'Imperatore d'Austria Carlo I assunse personalmente il comando supremo. In realtà se la progressiva limitazione dei poteri del sovrano comportò la scomparsa della sua funzione di coman­dante supremo effettivo, già nelle monarchie di ancien regime il monarca comandava ormai raramente gli eserciti. Nello stesso Piemonte il Regola­mento di servizio per le truppe in campagna del 1833 conteneva un arti­colo cosi concepito: Quando non piaccia a Sua Maestà di assumere di persona il comando dell'armata, il generale cui questo comando sarà affi­dato, avrà il titolo di Generale in capo.17) Una conferma a contrario del legame non automatico tra ordinamento costituzionale e comando in guerra è nella esclusione, nella prima guerra mondiale, da qualunque ruolo opera­tivo di Guglielmo II, tipo ideale di monarca costituzionale puro e non parlamentare e di supremo signore della guerra, mentre il democratico Alberto I del Belgio guidò personalmente il suo esercito e, fatto ancora più significativo, anche suo figlio Leopoldo III assunse nel 1940 il comando supremo, firmando il 28 maggio la resa militare contro il parere del go­verno. Nel lungo arco di tempo e di guerre tra i re guerrieri medievali e moderni e i re cittadini contemporanei, arco più o meno ampio nei diversi paesi, l'assunzione del comando effettivo da parte del sovrano fu spesso determinata dalle circostanze del momento. Così fu nelle guerre del Risor­gimento.
E stato osservato che Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II dove­vano essere alla testa dei propri eserciti poiché l'esercito piemontese del 1848 [...] èra disposto a battersi per il proprio re, ma non altrettanto per l'indipendenza italiana [...]. La situazione del 1859 era già migliore, ma non quanto si è detto e scritto [...]. Né la situazione era certo migliore nel 1866, se sì considerano le molte migliaia di diserzioni di quell'anno.18) Né va dimenticato che Napoleone IH e Francesco Giuseppe (dopo Magenta) comandavano i loro eserciti nel 1859, come pure Guglielmo I nel 1866. Dopo Custoza il presidente del Consiglio Bettino Ricasoli scriveva al fra­tello: H Re ha promesso di lasciar fare e di astenersi da ogni atto che possa disturbare l'opera dei capi militari, e di lasciare loro libertà piena,
t7i Cit in L. CEVA, Costituzione e funzionamento del comando dell'esercito dal 1918 al 1943 in il problema dell'Alio Comando cit, pp. 177-178.
') M. MAZZETTI in II problema dell'alto comando cit, pp. 149-150. Simili le considera­zioni di G. Rochat, ivi, p. 132. Secondo i dati ufficiali austriaci, nei primi 18 mesi successivi all'unificazione solo 121 furono i disertoti dall'esercito austrìaco passati all'Italia, mentre ben 4,633 soldati italiani passarono all'Austria (cfr. MAZZETTI, Dagli eserciti cit, p. 574, n. 5).