Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Casa Savoia. Forze Armate. Secolo XIX
anno <1999>   pagina <183>
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Monarchia, famiglia reale e fore armate 183
purché si salvino la convenienza verso di lui dirimpetto all'esercito ed alla nazione perché quando un Re di Prussia ha il comando supremo del­l'esercito, il Re d'Italia non può essere da meno .159
Le vicende del comando dell'esercito nelle tre guerre d'indipendenza sono note.20) Nel 1848 Carlo Alberto, pur sollecitato a non farlo da alcuni esponenti liberali, tra i quali Cavour, assunse il comando supremo effettivo, affiancato dal generale Antonio Franzini, che ricopriva le cariche di ministro di guerra e marina al campo e di Quartier Mastro generale, e dal generale Carlo Cànera di Salasco, capo di Stato Maggiore. Il Sovrano esercitò il comando attraverso la convocazione di frequenti consigli di guerra, ai quali partecipavano, oltre a Franzini e Salasco, altri generali, come i coman­danti del I e del II Corpo d'armata Eusebio Bava e Ettore Gerbaix de Sonnaz. Il y a beacoup de generaux en chef commentò quest'ultimo, mentre alla Camera e al Senato il presidente del consiglio Cesare Balbo, rispondendo a interrogazioni sull'opportunità che il Re non esercitasse il comando perché irresponsabile a norma dello Statuto, dichiarò (in maniera, si disse, più oscura di un responso delfico), che il governo era responsabile dei fatti della guerra solo per ciò che oltrepassa la prerogativa regia di comandare l'esercito. Conclusa la prima campagna con la sconfitta di Custoza, il 22 ottobre Bava venne nominato Generale in Capo, ma la pubblicazione della sua relazione piena di aspri giudizi, oltre al desiderio del Re di non essere completamente escluso dal comando, portarono al su esautoramente ed alla nomina il 13 marzo 1849 del polacco Wojciech Chrzanowski all'incarico di general maggiore, dopo che una prima no­mina con lo stesso titolo di Bava aveva suscitato cattiva impressione nell'esercito, facendo pensare ad una completa esclusione del Re. L'articolo unico del decreto di nomina firmato da Carlo Alberto recitava: Tutti gli ordini per le operazioni di guerra saranno dati in nome nostro dal general maggiore dell'esercito [...] che ne avrà la responsabilità. Il Comando del Re si riduceva ad essere puramente nominale.
Nella seconda guerra d'indipendenza si riprodusse una situazione for­malmente simile a quella del 1848: il Re assunse il comando con il generale Enrico Morozzo della Rocca quale capo di Stato Maggiore ed il generale Alfonso Ferrerò della Marmora ministro della guerra al campo. Peraltro ìl
W Oifc ia F. COGNASSO, Vittorio Emanuele II, l'orino, 1946, pp. 320-321.
* Cfir. BRIGNOLI, Il problema del Comando eli., pp. 374 31 ; L. CEVA, Costituitone e
funzionamento àt, particolarmente pp. 179-187 (dello stesso autore cfc. il recente Monarchia e
miBtari dal Hisorgtmtitto alla Grande Guerra (1848-1915), in Nuova Antologia, gennaio-marzo
1996, fase. 2197, pp. 112-136); V. PIERI, Storia militare del Risorgimento. Guerre e insurrezioni,
Torino, 1962, pp. 207-208, 269-279; RAOOPPI -BRUNELLO op, tv/., pp. 243-257.