Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Casa Savoia. Forze Armate. Secolo XIX
anno <1999>   pagina <185>
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Monarchia, famìglia reale e fore armate 185
visto un solenne rinnovo dell'impegno del sovrano per le cause inscindibili nazionale e costituzionale, mentre taluno24> l'ha interpretato invece come una mossa per richiamare le forze armate alla osservanza dell'art. 5 dello Statuto e pertanto della prerogativa regia di comando, in un momento in cui il governo conservatore presieduto da Cesare Alfieri di Sostegno pun­tava ad escludere il Sovrano dal Comando. Certo stupiscono l'improvviso zelo per lo Statuto da parte di Carlo Alberto, del quale ben si conosce la ripugnanza per le costituzioni mantenuta fino all'inizio del 1848, come pure il suo appoggiarsi ai democratici per ottenere la pronta ripresa della guerra e salvare almeno le apparenze del suo ruolo di comandante delle forze di terra e di mare,25) La tesi di Me Gaw Smyth ha una sua validità, purché naturalmente la si collochi nel contesto più generale di alcune differenze di fondo tra le situazioni in Italia e in Germania. In particolare vanno conside­rati la disponibilità (opportunistica o frutto di sincera convinzione) dei Savoia a compromessi con le forze rivoluzionarie, inesistente negli Hohen-zollern, la diversa natura dei due movimenti nazionali, quello tedesco larga­mente disposto a sacrificare la libertà alla potenza, quello italiano altret­tanto liberale (e in buona misura democratico) che nazionale, e il conflitto fra Trono e Altare che impedì in Italia la costituzione di un blocco conser­vatore.
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E interessante sottolineare che allorché nell'ultimo decennio del secolo si levarono dagli ambienti conservatori varie voci a sollecitare un rafforza­mento della autorità sovrana attraverso un ritorno alla lettera e allo spirito originari dello Statuto, non solo non fu messo in particolare l'accento sul ruolo militare del Re, ma anzi, nel caso di uno dei più autorevoE di questi interventi, esso fu posto decisamente in secondo piano. Scriveva infatti nel 1893 Ruggero Bonghi, che amava definirsi bigotto della monarchia, che il Re non doveva fare il comandante in guerra o alle manovre, ma solo vigilare che le forze armate non facessero nessun movimento di valore politico, e non di mero ordine, senza comando suo, proseguendo: io non credo però che oggi il principe debba parere o fare il militare egli stesso, e salire nell'esercito o nella marina i gradi di una carriera. Nella compagine
**) CEVA, Costituzione e funzionamento dt, p. 182.
2S> Speculare allo strumentale appoggiarsi di Carlo Alberto ai democratici, sarebbe sta­to, nel decennio successivo, il lasciare l'esercito come domaine riservi della Corona da parte dei liberali del Centro-sinistro per assicurarsi l'appoggio della dinastia alla causa liberal -nazionale (cfr. R- ROMEO, Cavour e il suo tempo, voi. Il (1852-1854) > tomo 2, Roma-Bari, 1977, pp. 800-801). Anche Giolitti non interferi nelle questioni militari, per non rischiare artriti con il Sovrano che avrebbero potuto comprometterne l'appoggio alla sua polìtica.