Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Casa Savoia. Forze Armate. Secolo XIX
anno <1999>   pagina <186>
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Massimo de heonardis
delle società attuali il militare ha ancora di certo ed avrà per un tempo più o meno lungo una parte di gran rilievo ma non ne ha tanta quanta nella società anteriori. Obbedisce non impera. La potestà civile lo soverchia assai più che non facesse prima. Le dinastie devono smettere l'apparenza come la realtà, di essere venute fuori dalla guerra, e intese soprattutto a questa. Devono Ì Principi apparire quello che oggi sono, non più capi di bande o di truppe, ma capi di cittadinanza.2 Né risulta che l'aspetto militare giocasse un ruolo di particolare rilievo nei programmi dei monarchici assolutisti degE anni '20 e '30 del secolo XX.27)
Intanto nella prima guerra mondiale si era adottata una soluzione si­mile a quella del 1849: il capo di Stato Maggiore del Regio Esercito assunse il comando effettivo agli ordini del Re, ormai puramente capo nominale. Le forme erano salvaguardate, nel proclama del 26 maggio 1915 Vittorio Emanuele HI dichiarava di assumere il comando seguendo l'esempio del suo grande Avo, mentre il regio decreto del 23 maggio recitava: Da oggi i Nostri ordini, riflettenti le operazioni dell'esercito e dell'armata e dei loro reparti, saranno comunicati d'ordine Nostro dal Capo di Stato Mag­giore dell'Esercito e da quello della Marina. È noto che Cadorna esercitò il Comando escludendo completamente interferenze del governo, in parti­colare del ministro della guerra, e dello stesso Sovrano, che fino a Capo-retto visitò il Comando supremo solo otto volte e osservò che solo dopo tale crisi il generalissimo riprese a firmare con la tradizionale espressione d'ordine di Sua Maestà il Re, fino ad allora omessa. H comando Diaz fu invece il comando di Vittorio Emanuele III, nel senso che il futuro Duca della Vittoria era disposto a consentire al Sovrano di ingerirsi nella condotta delle operazioni.28) Nella seconda guerra mondiale il Re, conser-
2Q R. BONGHI, L'Ufficio del Principe in uno Stato libero, ora in ID., Programmi politici e partiti, a cura di G. Gentile, Opere di Ruggero Bonghi, L, Firenze, 1933, pp. 522-523 per la citazione. Per l'autodefmizione ricordata, cfr. ivi, p. 229. Nell'altro, e in genere più ricordato intervento, di Sonnino (Torniamo alio Statuto) ci si limitava a ricordare il ruolo del sovrano nella tutela della forza morale dei corpi militari. Del resto dopo Adua era forse diffìcile puntare sull'esercito per restaurare (o instaurare) la monarchia costituzionale pura. Dopo il regicidio, Carlo Morini scriveva che la sinistra al potere con i suoi errori aveva tolto alla dinastia uno dei suoi primi titoli di medio, quello militare, per cui era facile dire: Che v'ha dato la monarchia? Tunisi, Dogali, Adua (La decadenza dei sentimento monarchico in Italia, Cause e rimedi, Firenze, 1900, p, 50).
W Sui quali cfr. il fondamentale PERFETTI, op. ài.
2*> Mazzetti, in 11 problema dell'alio tornando cit, p. 157; cfr. ARTIERI, Dalla Vittoria alla Repubblica cit, pp. 66 e 148; Io., // Re, i soldati e il generale che vinse, Bologna, 1951, p. 54; V. SOLARO DEL BORGO, Giornate di guerra del Re soldato, Milano, 1931.