Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana del 1798. Repubblica Romana del 1849
anno <1999>   pagina <189>
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Monarchia, famiglia reale e forge armate 189
continuità alla politica militare era particolarmente sentita in paesi come la Francia e l'Italia, che dovevano riconquistare o liberare territori conside­rati appartenenti alla nazione. In Italia la figura del Re costituiva il supremo presidio di tale astensione dalla lotta tra partiti, anche se non dalla discus­sione di temi di politica militare, e rendeva impossibili fenomeni boulangisti (senza contare che la monarchia aveva scarsissimi oppositori in Italia e nessuno nelle Forze Armate, mentre il regime repubblicano non era altret­tanto accettato in Francia e riscuoteva ben pochi consensi, almeno fino aU' affare Dreyfus , nelle Forze Armate).
Secondo la tradizione monarchica, la lettera e lo spirito dello Statuto, il Re considerava gli affari esteri e militari di sua diretta pertinenza. Pertanto i ministri della guerra e della marina dovevano godere della piena fiducia del Re. Non mancano tra gli storici militari sfumature diverse per definire il ruolo del Sovrano nella scelta del ministro della guerra. Per alcuni era scelto di comune accordo dal presidente del Consiglio e dal Re [...] non mancarono ministri della Guerra imposti dal Re come pegno di continuità delle istituzioni militari, ma neanche ministri scelti dal governo per una svolta precisa nella politica di difesa; per altri, almeno in certi periodi, i ministri erano imposti dal re; per taluno era prassi abbastanza consoli­data l'intervento diretto del Sovrano nella designazione sia del ministro degli esteri che dei ministri militari; emanazione diretta dell'autorità regia, definisce il ministro della guerra un altro storico; infine uno stesso autore scrive in pagine diverse che Esercito e marina sono considerati come cosa propria della Corona cui in pratica spetta sempre la scelta dei relativi mini­stri, che la scelta dei ministri delle forze armate era fortemente influen­zata dalle preferenze del monarca e invece che davvero poco conta[va] l'ingerenza della Corona [...] nella scelta dei ministri militari e di quello degli esteri [.]. Raramente del resto si andò oltre il blando gradimento .3<9 Certo in alcuni casi l'intervento del Sovrano fu preciso e determinante, come nel 1896 con la sostituzione di Cesare Ricotti Magnani con Luigi Pelloux per mantenere a dodici il numero dei corpi d'armata e nel 1903 con il reincarico a Coriolano Ponza di San Martino alla Guerra e di Costantino Morin alla marina.
Ancora una volta a differenza dell'Impero tedesco, in Italia non vi era la possibilità di un capo di Stato Maggiore che rispondesse solo al Sovrano
*) Gli autori diati sono, nell'ordine. ROCHAT - MASSOBRIO, op. est., p. 43; ILARI, La *Na!goM amata* cit, p. 139; l'intervento di M. MAZZETTI, in Domenico Grandi, Genera/e, Ministro, Senatori, Roma, 1988, p. 147; LURAGH1, op. àt., p. 140; CEVA, Le Forge Armate cit, p. 65; ID., Costituzione e funzionamento cit., pp. 172 e 190.