Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana del 1798. Repubblica Romana del 1849
anno <1999>   pagina <190>
immagine non disponibile

190
Massimo de Leonardi*
o di un Miiitàrkabinett come quello di Guglielmo II. Almeno fino a quando i suoi jpoteri furono rafforzati, nel 1906 e nel 1908 (nel 1907 venne inoltre creata la carica di capo di Stato Maggiore della Regia Marina), il capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, in tempo di pace, era chiaramente subordinato al ministro della guerra. La richiesta di abolire la supremazia del ministro in tempo di pace e di avere piena libertà di azione anche nei confronti del Sovrano, capo supremo formale, in tempo di guerra, nel 1908 era costata a Luigi Cadorna la nomina a capo di Stato Maggiore, che peral­tro ottenne nel 1914. In entrambi i casi fu decisivo l'intervento di Vittorio Emanuele III, al quale si dovette anche la scelta di Armando Diaz.37)
L'avvento del regime fascista mutò naturalmente in maniera profonda le premesse dei rapporti fra Corona, Forze Armate e politica. Nella fase della conquista del potere la Monarchia fu certamente il problema più grave che Mussolini dovette affrontare e risolvere, il re voleva dire l'esercito e contro l'esercito la possibilità di un successo 'militare' del fasci­smo erano nulle.38) La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, in base ai R.D.L. 14 gennaio e 8 marzo 1923, era al servizio di Dio e della Patria italiana, ed [...] agli ordini del Capo del Governo ed il suo giura­mento era: Nel nome di Dio e dell'Italia, nel nome di tutti i caduti per la grandezza d'Italia, giuro di consacrarmi tutto e per sempre al bene dellltalia. Con il R.D.L. 4 agosto 1924 entrò però a far parte delle Forze Armate dello Stato ed i suoi componenti prestarono quindi giuramento di fedeltà al Re secondo la formula consueta.39) Nessun membro della MVSN si levò a difendere il regime il 25 luglio 1943. Instaurato il regime fascista, la questione delle Forze Armate apparve la più delicata e la più pericolosa da affrontare per Mussolini. Infatti Vittorio Emanuele III poteva contate sulla fedeltà di larghissima parte delle forze armate, specialmente della marina e dell'esercito [...]. E questa fedeltà [...] si amministrava con una
37) Cfc. ROCHAT-MASSOBRIO, op. cit., pp. 40-42, 114-115, 154-155; DEL NEGRO, art. àt.t p. 321 ; F. PERFETTI, Domenico Grandi, ministro della Guerra e senatore, in Domenico Grandi cit, pp. 88-91; SOLARO DEL BORGO, op. cit., pp. 48, 79-80; SCARONI, op. citi, p. 139.
M) R. DE FELICE, Mussolini il fascista, I, La conquista del potere (1921-1925), Torino, 1966, pp. 310-311, che nel primo caso cita, condividendolo, Antonino Repaci; cfr. G. ROCHAT, L'esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini (1919-1925 Bari, 1967, in particolare cap. VH e M. MAZZETTI, La politica militare italiana fra le due guerre mondiali (1918-1940), Salerno, 1974, cap. I.
39) Cfr. Codia dilla legislazione sul Partito Nazionale Fascista e sulla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, Milano, 1939, pp. 177, 180-181, 221. Il Re annotò con compiaci-mento nel suo diario la notizia della prima cerimonia del giuramento secondo la nuova formula, il 28 ottobre 1924 (cfr. ARTIERI, Dalla Vittoria cit., p. 357),