Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana del 1798. Repubblica Romana del 1849
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1999
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Massimo de Leonardi*
Comunque, pur ammettendo una certa manica larga, resta il fatto che negli ultimi due secoli nessun'altra dinastia vide i suoi membri altrettanto presenti sul campo di battaglia.
Nella prima guerra d'indipendenza furono decorati di medaglia d'oro al v.m. entrambi i figli di Carlo Alberto, il Duca di Savoia, che aveva sollecitato un comando ottenendo quello della divisione di riserva e che fu lievemente ferito a Goito (dove anche il Re fu colpito di striscio), e il Duca di Genova, comandante generale dell'artiglieria nel 1848 e della 4* divisione nel 1849. Nel 1859 alla battaglia di Palestro il Re Vittorio Emanuele II si espose al fuoco in mezzo ai bersaglieri e agli zuavi del 3 reggimento, aggregato alla 4a divisione sarda; ammirati del suo coraggio, i francesi gli consegnarono i galloni di caporale d'onore e da allora il 3 zuavi nell'appello serale chiamò sempre il Caporale Vittorio Emanuele di Savoia, al cui nome il sergente maggiore rispondeva: Assente, perché Re in Italia, finché il 9 gennaio 1878 dovette annunziare: Il Caporale Vittorio Emanuele di Savoia è morto questa mattina a Torino. Suo padre, per l'eroismo all'assedio del Trocadero, si era meritato la croce dell'ordine di S. Luigi IX e le spalline del 6 reggimento granatieri. Nella terza guerra d'indipendenza furono presenti il Re e i due figli, il Principe di Piemonte ed il Duca D'Aosta, entrambi decorati di medaglia d'oro. Anche il figlio naturale quindicenne, Emanuele di Mkafiori, fu sul campo a scorta della bandiera dei Lancieri di Novara. I miei figli sono soldati e devono battersi aveva risposto il Re a chi gli faceva notare l'imprudenza di esporre entrambe le loro vite, aggiungendo che i Savoia sarebbero finiti come i Borbone di Napoli se fossero rimasti a casa mentre i loro soldati si battevano, commento peraltro ingeneroso verso il Francesco II del Volturno e di Gaeta.
Non era secondario che i Principi che aspiravano ad unificare e guidare l'Italia sfatassero il falso luogo comune degli italiani che non si battono, mostrando grande coraggio personale di fronte ad ogni pericolo; senso altissimo del dovere [...] di dare l'esempio ai soldati, mostrar loro che si combatteva tutti per la causa di tutti ha scritto Gioacchino Volpe; amore di gloria militare e specialmente di quella che si conquista, a modo antico, con la spada in pugno e guidando in persona, se necessario, la truppa. Non è un caso che Garibaldi auspicasse il Comando Supremo del Re.
d'Oro al Valor Militare d'Italia. Per questo e per l'elenco delle medaglie d'oro di Casa Savoia efr. Agenda Monarchica 195? a cura di È Fedeli, Torino, 1956; C. DB BIASE, L'Aquila d'oro. Storia delio Stato Maggiori Italiano (186U1945), II ed., Milano, 1970, p. 308; ARTIERI, Dalla Vittoria rìt, p. 182.