Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana del 1798. Repubblica Romana del 1849
anno
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1999
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pagina
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193
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Monarchia, famiglia reale e forge armate 193
Vittorio Emanuele secondo Emilia Morelli si sentiva nato Re per diritto divino e Re statutario non costituzionale per volere di suo padre. Il sentirsi Re per Grazia di Dio non era affatto in contrasto (anzi!) con i modi a volte popolareschi, ciò che non fu compreso dal parvenu Napoleone III, che definì Vittorio Emanuele II un sottufficiale che non passerà mai ufficiale per l'insofferenza all'etichetta. Più penetrante il giudizio di Madame de Rémusat: Si vede che il principe è nato per vivere sotto la tenda, dove non esistono differenze, o sul trono, dove tutto è permesso . Come Sovrano considerava di sua stretta pertinenza la politica estera e la politica militare. Avrebbe anche aspirato alla gloria di stratega, di condottiero, ma gliene mancavano la preparazione, le conoscenze tecniche necessarie; più che a studiare piani di guerra sulla carta era portato all'assalto con tutte le forze contro l'obiettivo principale, il che non era di per sé un difetto. Soprattutto, nel 1866, posto in una situazione ambigua di comandante solo nominale, che non godeva della piena fiducia dei due generali più importanti, non seppe né assicurare la direzione della guerra, né lasciar fare agli altri. Peraltro, secondo Piero Pieri, quello dei tre (Vittorio Emanuele, della Marmora e Cialdini) che di certo si era portato meglio a Custoza fu il Re, del quale sono state sottolineate da altri le giuste intuizioni e in particolare l'ordine di tenere Valeggio ad ogni costo. Anche il generale Pollio, autore della nota monografia su Custoza, scrive che il Sovrano non aveva certamente le cognizioni militari indispensabili per comandare e guidare da sé un grosso esercito, ma aveva, ed in grado eminente, alcune precipue doti del comandante [...] se l'esercito avesse manovrato come il Re desiderava è certo che le cose sarebbero andate meglio. L'unica battaglia della quale il Re ebbe l'effettiva direzione, S. Martino nel 1859, tu comunque una vittoria.43)
*Ò Per le osservazioni su Vittorio Emanuele II ci si è valsi di COGNASSO, op. cit, pp. 38, 297, 306-307, 316-317, 321; G. MASSARI, Vita di Vittorio Emanuele 27, Sesto San Giovanni, 1935, pp. 16-17, 22, 216-220, 353, 474-476; A. MONTI, Vittorio Emanuele II 1820-1878, Milano, 1941, pp. 66-67, 214-219, 233-235, 243-246; M. ROSI, Vittorio Emanuele 11, Bologna, 1930, voi. fi, pp. 60-61, 242-247; E. MORELLI, Vittorio Emanuele II, in Rassegna storica del VJsorgimento, a. LXV (luglio-settembre 1978), f. ITT, pp. 259-269; A. POLLIO, Custoza (1866), Roma, 1925, pp. 291-294; CHABOD, op. al, pp. 709-719; G. VOLPE, Scritti su Casa Savoia, Roma, 1983, pp. 133-139; GIGLIO, op. rìt., pp. 185, 201-203, 221-224, 247, 261, 321, 335; PIERI, op. cit., p. 760; N. RODOLICO, Storia degli italiani. Dall'Italia del Mila all'Italia del Piave, Firenze, 1964, p. 886. Una visione denigratoria del Re è proposta in D. MAGIC SMITH, Vittorio Emanuele II, Bari, 1972 e lD., / Savoia cit, parte prima. Il saggio del capitano Carlo Rocca (Il re Vittorio Emanuele II alla battaglia di San Martino, in Memorie Storiche Militari, settembre 1911, t III, pp. 58-75) dimostra la grande libertà di giudizio e la mancanza di adulazione dell'autore.