Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana del 1798. Repubblica Romana del 1849
anno <1999>   pagina <196>
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Massimo de Leottardis
soddisfazione), specialmente nel periodo in cui fu colonnello comandante del 1 reggimento fanteria a Napoli. Salito al trono, si occupò continua­mente (l'espressione è sua) dell'esercito; tutti i generali ed i comandanti di corpo di passaggio a Roma ebbero l'ordine di presentarsi al Sovrano. Non potendo, per le ristrettezze dì bilancio, attuare grandi riforme, si occupò personalmente di piccole cose cose da nulla (ancora parole sue), volte a tenere alto il morale e il prestigio dell'esercito: il titolo di Eccellenza per i comandanti di corpo d'armata, l'indennità per ridare il cavallo ai capitani di fanteria con quattro anni di grado, le Croci per anzianità di servizio, i colori alle mostrine dei reggimenti di linea, il ristabilimento dei tamburi ed altre ancora.48)
Il momento della gloria e dell'epopea, cantata da D'Annunzio, venne per Vittorio Emanuele IH con la prima guerra mondiale: da allora fu il Re Soldato,4?) epiteto ben più popolare di quello, più rutilante, di Re Vitto­rioso, talvolta anch'esso usato. Un Re soldato alla testa di una Famiglia Reale tutto in armi, che furono nove i Principi e i Duchi combattenti per terra e per mare.5 Nominato il Duca di Genova Luogotenente Generale del Re, il Sovrano partì subito per il fronte, dove visse in modo spartano e che abbandonò solo secondo i turni di licenza stabiliti per gli ufficiali superiori; ogni giorno il Re partiva per ispezioni alle trincee, ai posti di osservazione, agli ospedali, svolgendo opera morale importantissima, fun­zioni di controllo e di consiglio non meno fondamentali e mettendo a frutto la sua perfetta conoscenza dei quadri e la sua acuta intuizione degli uomini H nome di Badoglio fu annotato nel diario del Re quando era un semplice tenente colonnello, di Diaz commentò: Questo generale un giorno potrà servire. Nove giorni prima di Caporetto fece scrivere a Cadorna segnalando le deboli difese nella zona del XXVII corpo d'armata, dove il nemico avrebbe sfondato il fronte. In una occasione l'auto del Re fu oggetto di un nutrito tiro d'artiglieria nemica, in un'altra sfuggì al fuoco solo perché l'autista scelse una strada diversa da quella che stava per venir-
*> Crr. ivi, pp. 404-421, 690, 704, 806-811, 994; A. CONSIGLIO, Vita di un Re, Vitto­rio Emanuele III, Bologna, 1970, pp. 21-2Z
*f) Su Vittorio Emanuele III Re Soldato nella prima guerra mondiale cfr. ARTIERI, Dalla Vittoria dt, pp. 125-144; ID., // Re, i soldati dt; R. MOSCA, Vittorio Emanuele Iti. Il Rt soldato, Milano, 1931, pp. 69-80; SOLARO DEL BORGO, op. cit.; G. VOLPE, Vittorio Emanuele IHt Milano, 1939, pp. 109-122; tutti, in varia misura, apologetici Dissacranti invece R. BRACÀLINl, // re vittorioso , Milano, 1980, pp. 91-98 e S. BERTOLDI, Vittorio Emanuele III, Torino, 1970, pp. 260-266.
5") Sei del ramo Aosta e tre del ramo Genova (cric. AA.W., La guerra 1915-18. Com-memoratriont cinquantenaria, Roma, 1967, pp. 74-75 e infra).