Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana del 1798. Repubblica Romana del 1849
anno <1999>   pagina <197>
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Monarchia, famiglia reale e forge armate 197
gli indicata; una volta il Sovrano sparò personalmente contro un aereo nemico.
Il momento culminante dell'opera del Re fu il convegno di Peschiera con i rappresentanti alleati. Con la consueta modestia Vittorio Emanuele III minimizzò poi il suo ruolo: È stata cosa da poco. Uno storico non certo cortigiano giudica l'importanza dell'episodio vera e grande, e aggiunge che non si può offuscare la fermezza, la misura e l'intelligenza dimostrata in quell'occasione dall'ultimo (sic) re d'Italia; il premier britannico Iioyd George ha scritto: Fui impressionato dalla pacata fermezza che egli mostrò in una occasione in cui il suo paese e il suo trono erano in pericolo. Egli non mostrò alcun segno di paura o di depressione.51) Altri interventi importanti del Re furono, nel novembre 1917, contro l'idea di un ripiega­mento sull'Adige, nell'ottobre 1918, per il passaggio all'offensiva e, nell'immediato dopoguerra, il secco messaggio aU'amrniraglio Enrico Millo, Governatore militare dalla Dalmazia, per scongiurare il suo passaggio nelle fila del ribelle D'Annunzio.
Anche allo scoppio della seconda guerra mondiale il Re partì subito per il fronte, al confine con la Francia. Ma l'epopea del Re soldato , il cui mito non era stato intaccato dal fascismo, non potè ripetersi nel nuovo conflitto. A parte il minore vigore fisico del Sovrano, i fronti erano fuori dall'Italia e, a partire dal 1941, gli italiani furono ormai in posizione subor­dinata ai tedeschi. Comunque il Re visitò il fronte jugoslavo, quello greco-albanese, la Sicilia e fu sempre presente alle cerimonie militari sul territorio nazionale.52) L'8 settembre 1943 non segnò la fine del legame tra monarchia e Forze Armate. Se molti ritennero che il bene del Re e della Patria non fossero più inseparabili e si considerarono sciolti dal giuramento, molti di più non deposero le armi, o le ripresero, affrontarono la morte o la prigio­nia più dura proprio per restarvi fedeli. E anche la guerra di liberazione, come tutte le guerre precedenti, vide il gesto eroico di un Principe Sabaudo, di Umberto di Savoia, che, alla vigilia della battaglia di Montelungo, si offrì volontario per una ricognizione aerea sotto il fuoco della contraerea nemica,
5n SCARONI, op. A, p. 58; CEVA, Le Forge Armate dt, p. 142; War Memoirs af David JJoyd George, Londra, 1934, voi. IV, p. 2325. Cfr. CONSIGLIO, op. al., pp. 119-125; ARTIERI, // Re, i soldati cit, pp. 41-51, 201-204 (con una rassegna degli scritti sul convegno); BERTOLDI, op. cit., pp. 273-277, una volta tanto benevolo con il Re.
J Cfe. ARTIERI, Dalla Vittoria cit, pp. 747-749, 756-757; P. PUNTONI, Parla Vittorio Emanuele HI, Milano, 1958, pp- 55-56, 113. Della persistenza del mito sabaudo, anzi del maggiore ricorso ad esso con la crescente crisi del fascismo è emblematico il volume di A. TOSTI, Storia dell'esercito italiano (1861-1936), Milano, 1942, nel quale sono effigiati tutti i Re sabaudi (da Carlo Felicel) e anche il Duce, però in divisa da Primo Maresciallo dell'Impero.