Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana del 1798. Repubblica Romana del 1849
anno <1999>   pagina <198>
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Massimo de Leonardi*
ciò che gli valse la proposta della Silver Star americana, poi lasciata cadere per opportunità politica.5
Il valore in battaglia e un ruolo di comando più effettivo poterono essere meglio dimostrati ed esercitati dai rami cadetti e in particolare dai Savoia-Aosta, che hanno costituito un mito, tanto da alimentare, per il regno di Vittorio Emanuele m, la storia di una rivalità, in larga misura esagerata, tra gli Aosta belli e intrepidi ed il Sovrano, poco attraente fisica­mente e obbligato a maggiore prudenza dal suo ruolo. Il capostipite degli Aosta, alla battaglia di Custoza, aveva comandato, ventunenne, la brigata dei Granatieri di Lombardia, inquadrata nella 3a divisione del generale Filippo Bògnone del I Corpo d'armata del generale Giovanni Durando. Mentre la guidava all'assalto, fu ferito al petto da una palla il cui impatto fu attutito da una fibbia della divisa e venne decorato di medaglia d'oro. H coraggio dovette poi nuovamente dimostrarlo da Re di Spagna nel 1872, quando fu oggetto di un attentato, mentre la sua carriera militare era proseguita nella Regia Marina portandolo al comando in capo della squadra del Mediterraneo.
Il mito degli Aosta cominciò comunque con i figli di Amedeo. H pri­mo a segnalarsi fu Vittorio Emanuele Conte di Torino, con il suo famoso duello alla spada nel 1897 con Enrico d'Orléans Duca di Chartres in difesa dell'onore dei soldati italiani sconfitti in Africa. Durante la Grande Guerra egli comandò l'arma di cavalleria e fu decorato di medaglia d'argento. Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi, oltre ad acquisire grande fama con le sue esplorazioni geografiche e le sue crociere, comandò le siluranti durante la guerra di Libia e la flotta per quasi due anni durante la prima guerra mon­diale. Sotto il suo comando fu tra l'altro portato a termine il salvataggio dell'esercito serbo; nel febbraio 1917 Paolo Thaon di Revel, che aveva anche l'incarico di capo di Stato Maggiore, sostituì il Duca, anche su richie­sta dei comandanti delle flotte alleate, in dissenso con la sua strategia offensiva e la sua gelosa difesa della autonomia della marina italiana. Chiese inutilmente il comando di una compagnia di arditi nella HI armata coman­data dal fratello, rifiutò l'incarico di Ispettore Generale della marina e non ebbe poi che riconoscimenti tardivi ed inadeguati della sua opera di coman­dante in capo.
Assai più fortunato fu il fratello, Emanuele Filiberto Duca d'Aosta, comandante della 3a armata per tutta la guerra, runico comandante d'armata a non essere destituito; né vale l'osservazione che non si poteva silurare il cugino del Re, poiché si è appena visto che ciò fu fatto per il Duca degli Abruzzi Certo non fu un grande stratega (come del resto nessuno dei comandanti italiani), ma soprattutto una figura rappresentativa, che però
*> Cfe. G. ARTIERI, Il Ri. Colloqui con Umberto Z7, Milano, 1959, pp. 115-117, 398-399.