Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana del 1798. Repubblica Romana del 1849
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1999
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201
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Monarchia, famiglia reale e fore armate 201
sì, ma senza un aggancio alla Tradizione La concretezza dei Re sabaudi finiva talora per sembrare semplice pragmatismo, o addirittura opportuni-smo, ridursi ad un costituzionalismo gretto ed acritico.61) E curioso che osservatori così diversi come il Foreign Office e Mussolini siano giunti a questa stessa conclusione.62)
Ma forse queste considerazioni sono espressione di un animus da più realista del Re. Nei fatti, fino alla vigilia dell'8 settembre, la monarchia aveva vinto la battaglia per il consenso contro gli avversari, da ultimo il fascismo. In particolare il legame con le Forze Armate fu saldo e proficuo per entrambe le parti e per la nazione, che non vide mai contrapporre, come in altri paesi, il Re alla costituzione (e quando ciò accadeva i militari in genere gridavano Viva il Re! Abbasso la Costituzione!). Il legame avrebbe potuto sopravvivere anche al cambio di fronte nella seconda guerra mondiale, se lo stesso Principe Junio Valerio Borghese ha scritto che non avrebbe esitato ad obbedire al Re (con buona pace della fedeltà al camerata tedesco) se avesse portato l'Italia fuori dalla guerra con dignità.63)
*fl Cfr. M. DE LEONARDIS, Monarcbism in Italy, in Royal Stuart Review, voL 8 (1990), n. 1, pp. 5-15 e 10, e Io., 1/ pensiero ed i movimenti monarchia in Italia, in Contro rivolutone, novembre 1990-febbraio 1991, nn. 10-11, pp. 3-10.
61) Un giudizio meditato è reso più difficile dalla situazione non brillantissima della storiografia su Casa Savoia, sulle vicende militari (nel senso non strettamente tecnico del termine) dell'Italia unita e in particolare sui rapporti fra Corona e Forze Armate. Uno degli ultimi prodotti della storiografìa su Casa Savoia è il volume di MACK SMITH, I Savoia re dltalia de, sul quale efie le assai critiche osservazioni di Emilia Morelli in Rassegna storica del Risorgimento, a LXXVTI (aprile-giugno 1990), II, pp. 253-254. Già Walter Maturi, a proposito della Storia dltalia dal 1861 al 1958, aveva scritto che Mack Smith gli sembrava qualcosa di mezzo tra Federico Bellini [...] ed Emilio Zola (Interpretazioni cit, p. 687). Per questo più recente volume forse occorrerebbe riferirsi alle telenovelas o alle soap operas.
tf) Uno studio del 24 luglio 43 del Foreign Office Research Department su Casa Savoia conteneva questo giudizio: La dinastia in sé [...] non ebbe alcuna delle tradizioni delle grandi monarchie conservatrici d'Europa, i Borboni o gli Asburgo [...]. La dinastia sabauda in questo senso era ana nuova venuta, capace di essere adattata alle necessità particolari che man mano sorgevano, e capace di essere influenzata e perfino controllata. Cosi, in circostanze ragionevolmente favorevoli, era ben adatta ad esercitare il ruolo di monarchia costituzionale (public Record Offici, Londra. Foreign Office General Correspondinte, FO 371/37276, R 8294). Dal canto suo Mussolini espresse nel maggio 1940 questo giudizio: Vittorio Emanuele è fondamentalmente un tradizionalista. Deve obbedire e strettamente obbedisce ad una specie di testamento, orale o scritto, che nel ramò Carignano si trasmettono: fare il compromesso col più forte e logorarlo, viverci sopra, senza prendersi troppe responsabilità. (DB FELICE, LO Stato totalitario cifc, p, 16).
*9 Se Badoglio ci avesse fatto uscire dalla guerra in modo decoroso e onorevole, avrei obbedito. Se Umberto di Savoia o il duca d'Aosta si fossero messi a capo delle Forze