Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
<
1921
>
pagina
<
518
>
01 Giovami Sforza
chiese allora quali provvedimenti intendesse prendere il Governo per soccorrere l'esercito; e, nel chiederlo, dichiarò: Sia- mo tutti disposti, se esiste un nerbo di truppe, e se il Duca di Savoia, che si dice essere il nostro Ee, ne è alla * testa, siamo tutti disposti a sostenerlo ed appoggiarlo con ogni possibile mezzo. E nostra ferma intenzione di difendere a qualunque costo il Ee, la patria e le nostre istituzioni co- stituzionali; siam tutti pronti a difendere le nostre franchigie a qualunque costo, perchè la Costituzione è per noi la seconda vita, è il nostro vangelo politico; si, lo difenderemo a qua- lunque costo. Io son certo che il Senato non mi disdirà, avendo io parlato a nome suo . S'udì da ogni parte: Tutti siamo d'accordo . H de Launay gridò: Viva il Bel Viva lo Statuto! , ed i senatori, alzandosi in piedi e levando in alto la mano destra in segno di giuramento, replicarono il doppio grido, in mezzo agli applausi delle gallerie e delle tribune (1). Il Duca di Savoia, divenuto Be fin dalla sera della disfatta, affidò appunto a quell'animoso gentiluomo l'incarico di formare un nuovo ministero, pigliandone la presidenza col portafogli degli affari esteri. Massimo D'Azeglio, allora alla Spezia, scriveva al fratello Eoberto:: * Ho parlato poche volte col signor de Launay, ma ho la presunzione d'averlo conosciuto uomo
la> buona condotta tenuta in Savoia ed al quartier generale degli alleati nel 1814 e fu decorato eoa bordai dei SS. Maurizio- e Lazzaro e con quello di Leopoldo d'Austria. Sì trovò a Novara con l'esercito regio nel marzo del ''-2-I-
Notovole il giudìzio elio, nel 1851, dette eli Ini il Gioberti: Siccome il :- generale de Launay è morto, tanto più è debito della storia difenderne 4 l'onore e le intenzioni. Alcuni liberali di municipio per procacciarsi la lodo di difondere lo Statuto, accusarono il generale di aspirare a distruggerlo. Considerata maturamente la cosa, io credo l'accusa al tutto falsa. 11 De Ifannay era nomo pio e leale, e. non che tramaro la distruzione dogli ordini <s stabiliti, ne desiderava il mnnteniincntoj in prova di che potrei riferire una 4 lunga conversazione passata seco mentre io era ministro. Sono bensì con-4 vinto che non conoscendo i tempi, n,è le instifcnjBioni che loro convengono, 4 e animato da vècchie preoccupazioni, egli bramasse di ristringere al possi-4 bile lo Statuto, tirarlo ad aristocrazia anzi che a popolo, e con trai bilanciate 4 la libertà coi Gesuiti . Gfr. GIOBERTI V,, Del Riordinamento civile d'Italia QMfyM(>i 2851; toni- ìt PP- 272-373, in nota,
(1) BiiopFmao A., Storia del Parlamento Subalpino; II, 820.