Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <210>
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210 Gian Litigi Brucane
dice anche quando sembra difenderlo36) e nemico del liberalismo: lo Schramm negli ultimi anni di sua vita non si perita di palesare la propria delusione, se non addirittura il proprio disprezzo, nei confronti dei parla­menti europei,37) mentre circa il liberalismo afferma di non essere un segua­ce ortodosso come il suo corrispondente italiano, scrupoloso nel rispettare ogni regola. La questione sociale altresì presenta somiglianze nel pensiero dei due nobili prussiani: von Bismarck dopo aver dichiarato illegale il partito socialista divenuto elettoralmente competitivo dopo il congresso di Gotha nel 1875, varò un programma previdenziale ed assistenziale all'avanguardia; il cavalier Schramm biasima l'egoismo borghese e, quel ch'è peggio, il governo che lo segue quando basterebbero alcuni milioni annui per stornare la rivoluzione, giacché era venuto il momento nel quale gli uomini di stato devono accingersi a sciogliere la questione sociale,38) per convinzione o per convenienza non importava. Il Bismarck è chiaro resosi conto dell'insufficienza delle misure repressive, le accompagnò con un programma sociale al fine di prevenire e sovvenire rischi, malattie, infortuni, vecchiaia, inaugurando una concezione positiva del ruolo statale rispetto a quella squisitamente liberale.3?) D'altra parte il problema è molto complesso ed in Germania molto avvertito: l'Arcivescovo di Magonza, ad esempio, già negli anni '60, lungi dal contrastare il regime parlamentare, aveva auspicato l'intervento dello stato mediante una legislazione sul lavoro ed iniziative previdenziali,40) mentre il partito cattolico del centro possedeva una forza capace di competere col liberalismo come col socialismo.
Procedendo negli anni, sì mostrano più evidenti le divergenze dello Schramm con la politica bismarckiana, ma nei momenti decisivi o qualora fosse stato necessario lo s'intuisce non gli avrebbe fatto mancare il proprio quale che fosse appoggio.41)
x) II suo piano era intatti den Parlamentarismus durch den Parlamentarismus zu stfir-zen (cit in L. SALVATORELLI, Bismarck, in Rivista storica italiana, 1948, pp. 56-82).
373 Cfr. lettere XXVI e XXVII, qui edite.
3D Cfr. lettere XV e XVI, qui edite.
39) Cfr. J. JOLL, Cento anni d'Europa 1870-1970, Bari, Laterza, 1975, passim.
*9 W.R KETTELER, La questione sociale ed il Cristianesimo , 1864.
41) Quando il Bismarck visitò Milano, lo Schramm fese stampare propriis expensis que­sta lettera che distribuì affinché fosse firmata ed inoltrata allo statista. Stante la rarità, ne trascriviamo il testo: Illustre Cancelliere, i sottoscritti, fedeli all'idea liberale e progressista, sono lieti di dare a V. E. il benvenuto nella patriotica Milano. La presenza del Capo della potente nazione tedesca in questa città è per noi faustissimo evento: essa chiude l'era del dominio della forza e di stolti pomati; e afferma la loro fratellanza nelle opere del progresso e della libertà. Ragione di tempi, virtù di popolo e di milizie, bontà di alleanze hanno agevolato i destini italiani, ma Venezia e Roma ci ricorderanno sempre la sincera amicizia, la comunanza di scopo con le popolazioni alemanne. Una politica forte e pertinace, la scienza e il valore delle armi diedero alla Germania il seggio glorioso ch'ella occupa oggi fra' popoli,