Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
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1999
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212
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212 Gian Luigi Brusco ne
pellenza della questione sociale (lettere XVI, XX), l'essenza dell'imperialismo francese (lettera III), l'importanza dei militari nel nuovo Regno d'Italia (lettera IV), l'autorevolezza della Destra storica rispetto ai politicanti della Sinistra cui parteggiava e della nuova generazione che perseguiva una politica estera aggressiva, ma inopportuna...
Svariate questioni toccate abbisognerebbero di acconce chiose, tipo la responsabilità del generale Alfonso La Marmora nell'alleanza con la Prussia (lettera I), la segreta alleanza dell'Italia e della Francia con l'Austria nella guerra austro-prussiana (lettera IV), la guerra civile indispensabile per mettere in ordine l'Italia (lettera IV), la pretesa di Napoleone III di fare della Penisola quanto voleva, quasi che essa avesse partecipato al conflitto (lettera TV), la questione romana (lettera XXV) e via dicendo.
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E certo però che l'aver trattato a più riprese il problema del Trentino (lettere XII, XIII), di Trieste e dell'Istria (lettere XII, XX, XXI, XXVI, XXVII) fu mossa poco saggia, stante la visuale maineriana, notoriamente opposta. Lo Schramm di fatto, quando il governo da lui rappresentato insigniva di onorificenza il Maineri, ne avrà letto nella nota storia periodi iUuminanti la concezione irredentista.44) Non stupisce che il Maineri, patriota e letterato permalosetto anziché no, ribadisse le proprie vedute nelle riposte, ed anzi stupisce la sua superiore comprensione umana del settantaduenne ex diplomatico, frutto di profonda conoscenza e di intuito psicologico.45)
*) Amanti del principio delle nazionalità moderne, facciam voti che esso trionfi con la pia completa unità in Italia e in Germania. In questa, è necessario che il futuro Impero abbracci tutti i popoli di razza tedesca, li unisca e li affratelli in un comune interesse, in uno stesso pensiero, in una vita unica, fondato sulla libertà e sul suffragio popolare, moderatore in Europa della Russia soperchiarne e della Francia riottosa e prevaricatrice. Rammenti l'Italia le terre che ancora rimangono in balio dello straniero, da Trieste a Trento ed al Canton Ticino, da Nizza e Corsica sino a Malta. Certo, da taluni ci verranno ringhiose obbiezioni contro questi principe ma non ce ne sgomentiamo: noi siamo logici, logici inesorabilmente con la verità e la giustizia: B. E. MAINERI, Introdusjone, cit, p. 62.
49 Lo testimonia Tunica lettera (e penso anche ultima) da noi reperita del Maineri allo Schramm, di questo tenore: Caro e pregiato amico, quando voi pariate di tradimento nel 1866 mi spiace non comprendervi: i comandanti italiani furono inferiori all'assunto nel disegno di quella guerra e nel condurla; il paese protestò unanimemente; la storia di quei fatti è suffragata da documenti che ora tutti conoscono. Anco i polli sanno che senza la diversione delle forze austriache nel Lombardo-Veneto, la lotta in Germania avrebbe potuto andare altrimenti ... La taccia di slealtà che voi infliggete al mio paese non posso che respingerla: l'Italia ha avuto, è vero, ed ha reggitori più che mediocri, ma è dotata di equanimità e di rettitudine pari ai popoli più civili e liberi e la sua politica non può e deve uniformarsi che al suo diritto pubblico intemo, derivante dai plebisciti e dal principio nazionale [...) Voi parlate del mio paese in un modo che mi addolora e ch'io non posso accettare: io ricordo la vostra patria, che ammiro, col rispetto che le si deve. Noi italiani amiamo la libertà e siamo nemici del papato politico, che fu sempre la maggiore delle nostre sventure, per questo non vorremmo la legge delle Guarentìgie, concessa più in omaggio alle potenze cattoliche che al papa. Mi meraviglio delle vostre concezioni storiche, che i principi democratici e progressivi fanno un dovere di dimenticare per tutti: errori ce ne furon