Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
anno
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1999
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pagina
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233
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. Carteggio R. Schramm -B.E. Mainiti 233
Mi cade in mano oggi il vostro opuscolo Cavour e Bismarck. Spontanee riflessioni? Mai. Il vostro giudizio mi pare passionato che vi dev'essere altra causa di irritazione e conchiudo che è accaduto qualche cosa di irritante tra il Keudell o il Bismarck ed il Cairoli. Hanno voluto immischiarsi nelle cose inteme italiane? Hanno voluto che l'Italia imitasse la legge contro i socialisti? Io ho voluto che la legge sia ristretta alle associazioni degli internazionalisti, ho anche stabilito che la legge esistente bastava per por fine alle loro mene. Il mio opuscolo su questo soggetto *Q mi costa 700 lire. Se voi pretendete che per rispetto della libertà noi avessimo a tollerare l'Intemazionale siete ingiusto o non ne conoscete niente. V'ho mandato un mio opuscolo: leggete soltanto le pagg. 35-59. Un internazionalista che adesso è questore nella città di Brochlyn [sic], presso New York, era stato arrestato nel 1872 a Milano. Ha indirizzato dalla prigione due lettere al console tedesco. Il console Mack però non le ha ricevute. Io era console generale della Prussia fino al dicembre 1866, non console tedesco o germanico. Questo individuo, un certo Cuno, vedendo all'Aja, in Olanda, la mia carta di visita col titolo: Console generale di Prussia in ritiro (AJD.= ausser Dienst, fuori servizio) mi accusa pubblicamente nel Congresso degli internazionalisti all'Aja di essere il suo denunziatore e persecutore a Milano e mi raccomanda alla vendetta del partito. Subito trovansi uomini che offrono di annegarmi in uno dei canali (Grachten) putridi della città. Nel 1872 non poteva essere a Milano un console di Prussia, perché l'Impero germanico era fondato. Sulla mia carta stava console di Prussia, coll'aggiunta che non era più console. Era evidentissimo che io non era la persona. Perché non mi si domandava un schiarimento? No, prima ammazzare. Io per forza mi sono presentato nel mezzo del congresso, non sapendo ancora che mi si voleva. Ho detto: Mi si è condannato qui jeri a morte. Vengo per mostrare la mia faccia, che non assassiniate un altro. Chi è che mi vuole qualche cosa?. Allora il Cuno è venuto: Sono io. Abbiamo lasciato la sala e dopo pochi minuti si è convinto che io non poteva essere la persona. Non ho voluto ritornare, aspettando che per l'onore dell'associazione si facesse qualche rimprovero all'accusatore temerario da parte del presidente o da un membro. Niente affatto. La mia condanna a morte era stata pubblicata in tanti giornali. Doveva essere revocata, ma questa revoca è stata fatta nella maniera più infame. Peccato che non leggete il tedesco.
Questi internazionalisti sono canaglia ed il Bismarck è colpevole di averli tollerati tanto tempo. Sono peggio che i vostri briganti, che almeno non mentiscono. La più gran parte dei membri del Congresso erano giovani editori di piccoli giornali di un ordine inferiore, non conoscenti niente, né dello stato né di leggi o amministrazione. 'Tutta questa compagnia non potrebbe amministrare un piccolo paese per dodici mesi, senza esser appesi agli alberi dai paesani o braccianti stessi
Tutto [quello] che dite del Bismarck è esagerato e non vero in punto di fattoi Ove ha disdegnato il suffragio dell'opinione pubblica? Volete forse parlare dell'Al-
tó) B.E. MAINERI, Un rettore di campagna. Cavour e Bismarck, Roma, tip. Italiana, 1878. fj testo dell'opuscolo fu altresì stampato nei quotidiani: Torino, 30 settembre 1878 e poi in La Ri/orma, Roma, // Movimento, Genova ed Il patriottak Pavia,
*3 R. SCHRAMM, Die Internationale von itm Kehhstag und die Sociale Froge, Mailand, Manini, 1878.
*3 A L'Aja, nel 1872, si celebrò l'ultimo congresso della Prima Internazionale (1864-76).
D A meglio comprendere le sentite confutazioni, trascrivo la paginetta maineriana sul Cancelliere prussiano, conclusiva dell'artìcolo: Un rettore di campagna dt:., H Bismarck, con