Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <238>
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238 Gian Luigi Bruggone
seconda istanza al Ministro dell'interno, Signor De Pretis, pregandolo di accordarmi l'autorizzazione provvisoria per pubblicare il giornale e di esseme il gerente, dan­domi tempo per compire le formalità necessarie per l'acquisto della cittadinanza italiana o, se non vuole o non può far questo, di lasciarmi avere una risposta pronta che posso emigrare in Svizzera e non perdere tutto il mio lavoro e tutta la spesa.
Le 16 colonne composte del giornale sono fatte con caratteri miei propri! e posso subito trasportarle a Lugano o Luzema. In Svizzera ed in Germania non si richiedono queste formalità. In Italia non avrò compratori; calcolo sulla Germania, su Londra, su Nuova York. Se non posso spedire il numero di saggio adesso, non avrò risposte in tempo per il secondo numero. Però sono solutissimo di separarmi dalla famiglia e di emigrare per poter fare il giornale altrove, se in Italia mi si fa difficoltà. Avrei potuto avere un posto nel ministero degli affari esteri: non ho voluto, perché il Bismarck mi disgusta ed è appunto necessarissimo che mi avanzo in questo momento, per dimostrargli ad oculos che vi sono ancora tedeschi che non hanno paura né della sua potenza, né del suo intelletto. Adesso sono sul punto di fare naufragio unicamente per le formalità legali esagerate che si richiedono in Italia per giornali. Almeno si sarebbe dovuto lasciar la decisione ai prefetti, ma dover andar al Ministro è intollerabile perdita di tempo.
Non potreste voi andare dal Ministero dell'interno, domandare il nome del consigliere che ha le autorizzazioni per i giornali e pregarlo di darmi una risposta pronta? Anche verbalmente mi sarebbe di molto valore. Non resterò un minuto di più a Milano, se non possono o vogliono darmi l'autorizzazione provvisoria.
Per diventar suddito italiano è richiesto un decreto del Re e almeno due mesi Costa 250 lire: non mi vale un centesimo dopo un mese. Io sono arrivato in Italia nel 1864; ho ricevuto Yexequatur del re Vittorio Emanuele, cioè l'autorizzazione di esercitare l'uffizio di console, per decreto reale del 10 gennaio 1865. Nel mese di dicembre 1866 ho dato le dimissioni; sono però sempre rimasto colla famiglia dimorante a Milano, nel medesimo appartamento in Casa De' Maestri, Corso Venezia, 31. In Prussia il diritto di cittadinanza è retta dalla legge del 31 dicembre 1842, il 23 del quale dice che si perde il diritto di cittadinanza quando si sta in paese estero più di dieci anni senza precauzione particolare. Questi dieci anni si calcolano da me dal momenti che ho ricevuto il mio congedo, nel dicembre 1865.84) Da questo tempo non ho mai chiesto passaporto o fatto alcun altro atto che avrebbe potuto conservare il diritto di cittadinanza. La legge è positiva, in questo rispetto. Io non sono più legalmente né prussiano né tedesco e nemmeno ho il diritto di farmi dare degli attestati o testimonianze da autorità prussiane. Dovrebbe applicare, per essere ammesso alla cittadinanza prussiana, come uno straniero qualunque. Niente osta che divenga italiano. Però lo farei unicamente per salvare il mio giornale. Se questa lettera vi troverà a Roma, spero che potrete parlare col consigliere del Ministero dell'interno e darmi subito certezza. Evviva l'Inghilterra e l'America: tutti gli altri paesi sono sotto il giogo della burocrazia. Vi stringo la mano
Vostro Schramm
La mia famiglia è nei bagni di Ostende.
M) Lapsus calami per 1866.