Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia religiosa. Secolo XX
anno <1999>   pagina <250>
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Mario Casella
Quarto, sinceramente ricevo la dottrina della fede dagli Apostoli per mezzo dei Padri ortodossi a noi trasmessa nello stesso senso e nella stessa sentenza; riprovo quindi assolutamente l'eretica dottrina dell'evoluzione dei dogmi, che passano d'uno in altro senso, diverso da quello che prima ebbe la Chiesa; egual­mente condanno ogni errore col quale al divino deposito dallo Sposo confidato alla Chiesa perché fedelmente lo custodisse, si sostituisce l'investigazione filosofica o la creazione della coscienza umana formatasi a poco a poco per Io sforzo degli uomini e da perfezionarsi in appresso con progresso indefinito.
Quinto, con ogni certezza ritengo e sinceramente professo che la Fede non è un cieco senso di religione erompente dalle tenebre del subcosciente sotto l'impulso del cuore e l'inflessione della volontà moralmente informata, ma un vero assenso dell'intelletto alla verità ricevuta dall'esterno per l'udito, assenso per il quale noi crediamo, per l'autorità di Dio sommamente verace, esser vero ciò che da Dio personale creatore e signore nostro, tu detto, attestato e rivelato. Mi sottometto pure con la dovuta riverenza e con tutto l'animo alle condanne, dichiarazioni e prescrizioni tutte che nell'Enciclica Pascenti e nel decreto Lamentabili son conte­nute, principalmente circa quella che sarà chiamata la storia dei dogmi. Egualmente riprovo l'errore di coloro che affermano che la fede proposta dalla Chiesa può ripugnare alla storia e che i dogmi cattolici, nel senso nel quale ora si intendono, non fossero conformi con le vere origini della religione cristiana. Condanno pure e riprovo la sentenza di coloro che dicono che il cristiano più erudito riveste una duplice personalità, quella del credente e quella dello storico, quasi che fosse possibile allo storico ritenere ciò che contradice alla fede del credente, o stabilire delle premesse dalle quali segua che il dogma è falso o dubbio, purché questo non sia negato direttamente. Parimenti riprovo quel sistema di giudicare e interpretare la Sacra Scrittura che, messa da parte la tradizione della Chiesa, l'analogia della Fede, e le norme della Sede Apostolica, si fonda sulle teorie di razionalisti, e prende, non meno arbitrariamente che temerariamente, come unica e suprema regola la critica del testo. Riprovo inoltre l'opinione di coloro che colui il quale deve insegnare la scienza storico-teologica o deve scrivere di tale argomento, deve anzitutto metter da parte la preconcetta opinione sia della origine soprannaturale della tradizione cattolica, sia dell'aiuto da Dio promesso per la perenne conservazione di ogni verità rivelata; quindi deve interpretare gli scritti dei singoli Padri mediante i soli principii della scienza, esclusa qualsiasi sacra autorità, e con quella libertà di giudizio con la quale si vuole interpretare qualsiasi profano monumento; infine mi professo in generale allenissimo dall'errore pel quale i modernisti ritengono che nella sacra tradizione nulla c'è di divino, o, ciò che è assai peggio, lo ammettono in senso panteistico; così che null'altro resti oltre il nudo e semplice fatto da eguagliarsi ai fatti comuni della storia, di uomini cioè che con la propria industria, diligenza e ingegno hanno continuata nelle età susseguenti la scuola fondata da Cristo e dai suoi apostoli. Pertanto fermissimamente ritengo e per tutta la vita riterrò la fede dei Padri circa il carisma della verità che certamente è, fu, e sempre sarà nella succes­sione dell'episcopato dagli Apostoli: non sì da ritenere quello che possa sembrare migliore e più adatto a secondo la cultura dell'età propria di ciascuno, ma in modo che mai altrimenti si creda, mai altrimenti si intenda la assoluta e immutabile verità al principio predicata dagli Apostoli.