Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
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1921
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pagina
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523
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Vincenzo Gioberti MinMro plmipoUmUwlo a Parigi 823
* costernazione della capitale e delle provinolo, la nuova ri volta di Genova, i sospetti di tradimento, favorivano i riesi- derosi d'ordini nuoi e minacciavano al Piemonte la stessa sorte di Toscana e di Roma. Come adunque io m'era prima congiunto ai democratica per salvare la nazionalità e autonomia italiana, così non indugiai di stringermi ai conservatori per difendere É " principato e seco la libertà. Mi pareva che il I puntuale avveramento delle mie previsioni e i tristi effetti della sua politica dovessero aver doma l'ostinazione del Pi- nelli e recintolo più docile ai sani consigli. Vero è che in poco d'ora io cominciai a conoscere che egli non era mutato; imperocché quantunque venisse spesso a visitarmi, io non I seppi che il principe aveva commesso a lui e al generale De Launay di fare una nuova amministrazione, se non quando la cosa era eonchiusa ed ei medésimo mi disse, con gran sus- slego, che era ministro. L'elezione non potea essere più im- prudente né pio. inopportuna a conciliar gli animi; è fu di- sapprovata dagli stessi municipali; essendo il de Launay in concetto d'uomo poco favorevole alla libertà, il Pinelli odioso ai democratici, screditato presso i savi dall'anteriore sua am- ministrazione. Parve anche un pò strano che per rifare il go- verno si ricorresse a due uomini, l'uno dei quali non avea <s fatto nulla per la causa italiana, l'altro l'avea mandata a male coi più solenni spropositi. Ma per quanto la scelta dei nuovi ministri fosse cattiva, peggio ancora sarebbe stato il disfarla; perchè l'Austriaco sulla Sesia, Genova tumultuante, ' * Savoia fremente, Torino atterrita, non pativano indugio. La sera dei 28 di marzo venne da me il Pinelli addolorato e piangente, perchè la Camera l'aveva accolto cogli urli e coi fischi: non trovare compagni: tutti ritrarsi: mancargli lo spi-1 rito e la favella: voler lasciare il carico ricevuto dal principe. lira arte per indurmi a quello ch'io feci? o sincera espres- sione dell'animo suo? Stupii a vederlo così prostrato di cuore: cercai di consolarlo: gli feci coraggio e mi proffersi a collega, Ì ma senza portafoglio, per rimuovere colla mia presenza le incertezze di molti. Il lettore può immaginarsi quanto, mi co- stasse l'esibizione;' la quale fu accolta cupidamente, come <c quella che toglieva il ministero nascente e pericoloso di mo- rire in fasce da un impaccio gravissimo. Né le mie speranze furon deluse, e U dì seguente senza alcuna fatica fu compiuto