Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia religiosa. Secolo XX
anno
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1999
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Mario Casella
indefettibile del vero, illustrandolo ognor di vantaggio in proporzione di quella varietà che nel linguaggio liturgico è usata come parola significativa di grandi e gravi difetti e vizi La Chiesa pertanto è sempre pronta ad accorrere per sanare la varietà e la diversità di questi vizi e di questi difetti, irreconciliabile con essi, pietosa verso gli uomini che se ne lasciano prendere e sopraffare. Il giornale proseguiva negando che il motu proprio di Pio X costituisse una novità, ed illustrandone la natura e gli obiettivi:
Esso non è una novità perché novità nel verbo visibile di Dio non sono, né possono essere. Ribadendo il dogma e la disciplina indefettibile, condanna una di quelle tali varietà di che il mondo si deturpa, addismostrando con la serenità del giudizio, con la inflessibilità dell'atteggiamento primigenio che la Chiesa è apparecchiata sempre alla difesa e che all'uopo va a cercare il nemico nei suoi ripari, per scovarlo e guardarlo in viso, che non si creda di potersi tenere nascosto per sorgere alle offese inosservato o accolto non come nemico, ma a festa.
E poiché il nemico oggi mira è una delle sue varietà a disertare quella parte della vigna del Signore, onde frutti più degni e più lieti e più rimunerativi di premi per la comunità cristiana si dovrebbero aspettare, contr'esso si leva il verbo sensibile di Dio e si esercita la sua azione efficace, affine di ricacciarlo indietro a grande scorno.
Certo, il motu proprio di Pio X, essendo tassativo di particolare disciplina da osservare rigorosamente contro il pericolo modernistico, è destinato a procacciare che dal buon grano si tolga, si estirpi la zizzania e rifulga in tutto il suo lieto splendore la messe eletta del santuario destinata all'alimento del popolo cristiano.
L'Osservatore Romano indicava nel motuproprio la siepe onde l'ovile di Cristo è salvato dalle incursioni di lupi, di volpi e di volpicene, queste talora più facili a guastare le vigne e i giardini più in fiore; e metteva in guardia dal cadere nell'assurdo e nell'empietà, giudicando di rigore soverchio la disciplina proposta.1
Nel secondo articolo, anch'esso siglato L, L'Osservatore Romano polemizzava anzitutto, senza tuttavia nominarlo esplicitamente, con il corrispondente vaticano de II Corriere della Sera, che, nel citato articolo del 13 settembre, aveva notato come i giornali cattolici si fossero pochissimo occupati del motu proprio: Forse scriveva l'articolista dopo aver definito gratuita l'osservazione del foglio liberale che va per la maggiore egli è di questa opinione, per avere miglior agio a divagare intorno al medesimo gravissimo documento con logomachie sull'origine di
ì6> L'Osservatore Rumano, 10 settembre 1910, p. 1, lt Mot proprio di Pio X.