Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia religiosa. Secolo XX
anno <1999>   pagina <260>
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Mario Casella
indefettibile del vero, illustrandolo ognor di vantaggio in proporzione di quella varietà che nel linguaggio liturgico è usata come parola significativa di grandi e gravi difetti e vizi La Chiesa pertanto è sempre pronta ad accor­rere per sanare la varietà e la diversità di questi vizi e di questi difetti, irreconciliabile con essi, pietosa verso gli uomini che se ne lasciano pren­dere e sopraffare. Il giornale proseguiva negando che il motu proprio di Pio X costituisse una novità, ed illustrandone la natura e gli obiettivi:
Esso non è una novità perché novità nel verbo visibile di Dio non sono, né possono essere. Ribadendo il dogma e la disciplina indefettibile, condanna una di quelle tali varietà di che il mondo si deturpa, addismostrando con la serenità del giudizio, con la inflessibilità dell'atteggiamento primigenio che la Chiesa è apparec­chiata sempre alla difesa e che all'uopo va a cercare il nemico nei suoi ripari, per scovarlo e guardarlo in viso, che non si creda di potersi tenere nascosto per sorgere alle offese inosservato o accolto non come nemico, ma a festa.
E poiché il nemico oggi mira è una delle sue varietà a disertare quella parte della vigna del Signore, onde frutti più degni e più lieti e più rimunerativi di premi per la comunità cristiana si dovrebbero aspettare, contr'esso si leva il verbo sensibile di Dio e si esercita la sua azione efficace, affine di ricacciarlo indietro a grande scorno.
Certo, il motu proprio di Pio X, essendo tassativo di particolare disciplina da osservare rigorosamente contro il pericolo modernistico, è destinato a procac­ciare che dal buon grano si tolga, si estirpi la zizzania e rifulga in tutto il suo lieto splendore la messe eletta del santuario destinata all'alimento del popolo cristiano.
L'Osservatore Romano indicava nel motuproprio la siepe onde l'ovile di Cristo è salvato dalle incursioni di lupi, di volpi e di volpicene, queste talora più facili a guastare le vigne e i giardini più in fiore; e metteva in guardia dal cadere nell'assurdo e nell'empietà, giudicando di rigore soverchio la disciplina proposta.1
Nel secondo articolo, anch'esso siglato L, L'Osservatore Romano po­lemizzava anzitutto, senza tuttavia nominarlo esplicitamente, con il corri­spondente vaticano de II Corriere della Sera, che, nel citato articolo del 13 settembre, aveva notato come i giornali cattolici si fossero pochissimo occupati del motu proprio: Forse scriveva l'articolista dopo aver definito gratuita l'osservazione del foglio liberale che va per la mag­giore egli è di questa opinione, per avere miglior agio a divagare in­torno al medesimo gravissimo documento con logomachie sull'origine di
ì6> L'Osservatore Rumano, 10 settembre 1910, p. 1, lt Mot proprio di Pio X.