Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia religiosa. Secolo XX
anno
<
1999
>
pagina
<
262
>
262
Mario Casella
concludeva commentando un pensiero di Niccolò Tommaseo; In uno dei suoi scritti educativi egli dice di non aver alcuna stima di uomini i quali non parlino frequentemente a se stessi e di diffidare assai di coloro che fanno consistere tutta la virtù intellettuale nel parlare ad altri. I più dei giornalisti parlano pochissimo o quasi mai a sé, moltissimo, troppo agli altri e spesso spropositando. Quel che aumenta in estensione, diminuisce d'intensità e di valore. Sempre? Non raramente .ia)
Nel terzo ed ultimo intervento, questa volta siglato con una A., ìl foglio vaticano parlava del sensibile risveglio della campagna, colla quale la stampa anticlericale e settaria pone a servizio della causa modernista le sue colonne, mettendolo in relazione ai recenti atti pontifici: la lettera del papa ai vescovi francesi a proposito del Sillon, il decreto della Sacra Congregazione dei Sacramenti sulla prima comunione dei fanciulli e il motu proprio del 1 settembre sul giuramento antimodernista. Si tratta notava il giornale vaticano di una solidarietà che data da lunga pezza ed è sommamente eloquente ed istruttiva sotto un duplice punto di vista:
Essa infatti dimostra, come modernisti ed anticlericali o framassoni, si trovino perfettamente d'accordo nei loro attacchi e nel combinare le loro difese, lo che dimostra fino all'evidenza ed illustra di nuova luce quali siano gli ideali ai quali servono, gli obbiettivi che si propongono i modernisti
Ma questa comunanza d'idee, di propositi e di atteggiamenti fra modernisti e anticlericali settari, serve altresì a mettere in chiara luce ed a ribadire ancora una volta un fatto antico, ma che giova tornare, ogni volta che se ne porge il destro, a constatare, quale sia cioè il pensiero che inspira ed ha sempre ispirato là stampa liberale d'Italia, lo scopo che si è sempre proposto, e che ora, smesse in gran parte le antiche ipocrisie, sperando a torto che sia passato il pericolo di
dati al santuario. Ohi quanta speàes, quanta apparenza nella scienza giornalistica! E quanta vacuità nella maggioranza dei giornali e dei periodici, per non dire quanta sovversione di scienza! Dei più si può dire cerebrum non babent. non hanno cervello. Onorevolissime eccezioni non mancano. Ma che bisogno c'è nei seminarii di essere al corrente della scienza di seconda mano dei giornali e di periodici, quando ferve l'opera di arricchirsi di scienza e di letteratura propria della vocazione e del ministero prossimo da esercitare e di arricchirsene a dovizia, riservando in avvenire, cioè ad educazione completa, di potere onestamente sbizzarrirsi fino a non disprczzarc, a compiacersi anzi di riconoscere nei rivoli ciò che si è bevuto al fonte, quando questi rivoli vengano da fonti copiose non inquinate? È da credere, del resto, nel senso di ritenere per fermo, che a non leggere per tutta la vita giornali di qualsivoglia specie non ri perderebbe nulla di quello che si riferisce a vera sapienza eziandio profana, mcntrcchc si guadagnerebbe moltissimo per la vita e per la educazione stessa scientifica* (Ivi, 15 settembre 1910, p. 1, Melanconie modernìstiche),
W Ibidem.