Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia religiosa. Secolo XX
anno <1999>   pagina <264>
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Mario Casella
3. Mentre sulla grande stampa infuriava la polemica circa i contenuti e lo spirito del documento papale, in altre sedi (ad esempio, in riviste e in scambi epistolari tra persone direttamente o indirettamente interessate alle prescrizioni del moni proprio) si accendeva la discussione sul giuramento. Due riviste filomodemiste, Il Commento di Romolo Murri e Cultura Con­temporanea di Guglielmo Quadrotta, sostennero, com'è noto,20) posizioni discordanti: l'una esortò a rifiutare il giuramento in nome della sincerità e della coscienza, l'altra si pronunciò ha scritto Bedeschi per la nullità del giuramento che si sarebbe potuto fare tranquillamente mancando di una validità causa la situazione di necessità in cui lo si faceva ed essendo rifor­mabile la materia su cui si era chiamati a giurare.21) Alla prima posizione si collegava l'atteggiamento di sacerdoti intransigenti quali il milanese Luigi Fontana22) e il novarese Angelo Gambaro;23) alla seconda, si ispiravano tutti quei preti che, pur rifiutando in cuor loro la lettera e lo spirito della for­mula, chi per una ragione chi per l'altra, si autoconvinsero o si lasciarono convincere a presentarsi in curia per prestare il prescritto giuramento.24)
secondo i santi principii di cui è maestra, le giovani reclute del santuario. Questo è il vantato rispetto all'autorità spirituale del Sommo Pontefice, questa la libertà promessa alla Chiesa (ibidem).
20) LORENZO BEDESCHI, L'Umbria di fronte al giuramento antimodernista, in Fonti e Documenti del Centro Studi per la Storia del Modernismo [d'ora in poi FD] Università di Urbino, n. 18-19, Urbino, 1989-90, pp. 293 sgg.
2 É p. 295.
22) A quanto riferi Antonino Di Stefano, da Ginevra, don Fontana, in una lettera all'arcivescovo, spiegò perché si rifiutava di giurare, aggiungendo che l'autoàtc eeclesiastì-que, semble-t-il, ne connait d'autre systcme de Iurte que ces méthodes vulgaires; e che anche mona. Fracassoni avrebbe seguito il suo esempio (ibidem).
23) Gambaro, il 20 dicembre 1910, scrisse a Murri: Ho Ietto anche nella sua rivista dell'atteggiamento assunto da molti modernisti di fronte al giuramento di Pio X. Franca­mente non mi garba affatto; vi si trova ancora troppa restrizione mentale alla maniera gesuitica nel voler sottoscrivere a quella formula, e un maldeciso spirito di ribellione nelle dichiarazioni anonime (cit in FD, a. 18-19, p. 6).
24) Uno di quei preti, in una polemica lettera a Murri del dicembre 1910, firmandosi Uno che ha dovuto giurare*, scrive: Ma non pensano [le autorità ecclesiastiche] che la maggior parte ha giurato incosciamente, gli altri hanno giurato molto probabilmente senza intenzione d'obbligarsi in coscienza, almeno quanto alla materia libera e indeterminata del giuramento; in modo che questo è più materiale che formale. Tutti poi giurano perché, se no, farebbero novantanove su cento la fine del Conte Ugolino. E valeva la pena di scomo­dare tanta gente per capite un giuramento che non ha valore e un significato almeno molto dubbio? E queste sono vittorie? Si, ma di Pirro. 'Uno in carne ed ossa' del Commento,, a 19, pp. 288-289, se la piglia con chi giura per non perdere il pane. Si discorre bene; ma se