Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia religiosa. Secolo XX
anno <1999>   pagina <265>
immagine non disponibile

1/ giuramento antùmodernista del 1910 a Perugia 265
Tra questi ultimi, troviamo gli umbri Francesco Mari25) e Brizio Ca-sciola.2 Giurò pure, com'è noto, dopo essersi consigliato con Paul
questo tale fosse aggredito nottetempo dai malandrini con la nota intimidazione 'o la borsa o la vita', che farebbe egli? Per salvare la vita darebbe la borsa. E cosi questi poveri preti, messi al bivio fra il giuramento e la fame, preferiscono il giuramento. Che volete farci? È cosi (la lettera, pubblicata da L, Bedeschi: *w, pp. 307 sgg.).
3S) A non meglio precisati insensati giuramenti, tra cui, forse, anche quello antimo­dernistico, faceva riferimento il Mari in una lettera a don Canzio Pizzoni, da Nocera Umbra, datata 23 settembre 1910: Si dice bene che la Chiesa non è il Vaticano, che il cattolicesimo non è ìl Sant'Uffizio; chi e più profondamente convinto di noi? Eppure, eccoci sottostare come tanti schiavi al Vaticano, al Sant'Uffizio, all'Indice, a Rampolla, a Merry del Val, a De Lai, ai Benigni, ai Marzolini, ai Mignini, a tutti Oh, che commediai Non uccidono l'anima, ma, oh, non fanno parte dell'anima le nostre più intime convinzioni, la nostra libertà, la nostra azione per la ricerca della verità? Sottomettendoci non lediamo gravemente l'anima nostra, non commettiamo una gran debolezza? (la lettera in P. SCOPPOLA, Crisi modernista cit, p. 357; ed ora anche, a cura di L. Bedeschi, in FD, nn.18-19, pp. 130 sgg.). Il successivo 16 dicembre, in una lettera a Paul Sabaticr, Mari scrisse Sono veramente effrayé di fronte a questo nuovo atto d'insincerità e quasi d'immoralità cui mi tocca sottostare per mancanza di una via d'uscita qualunque. Rifiutandoci di giurare siamo subito deferiti al S. Uffizio e si sa che questi fa pochi complimenti II minimo pare sìa la perdita del beneficio (cit. da Bedeschi, in FD, n. 18-19, p. 299). L'11 gennaio 1911, infine, scrivendo a don Canzio Pizzoni, il prete di Nocera Umbra affermò: Io recitai il mio giuramento il 31 [dicembre], l'ultimo giorno, scrivendo una lettera in cui, mentre facevo intendere che attribuivo al giuramento un valore puramente estemo e disciplinare, mi obbligava a una onesta osservanza del medesimo, purché entro il termine di un mese, io venissi decorosamente provveduto. Come vedi nessuna adesione intima a tutto il fardello dei decreti e dei sillabi riassunti in quella formula, ma, nel medesimo tempo, un sacrificio tale prometteva, che mi costò giorni di indicibile amarezza. Ebbi una risposta evasiva, una promessa vaga [...] (cit da P. SCOPPOLA, Crisi modernista cit, pp. 357 sgg.). H giorno dopo, 12 gennaio, in una lettera al Sabatier, Mari, senza fare accenno alla condizione da lui posta (giurava purché venisse decorosamente provveduto), confermò che aveva attribuito al giuramento un valore puramente estrinseco e disciplinare, spiegando che mi ripugnava di recitare tout-court quell'adesione loto animo a cose che contrastano spesso coi risultati più sicuri della scienza (cit da L. Bedeschi, in FD, n. 18-19, p. 299).
39 In una lettera a Fogazzaro del novembre-dicembre 1910, don Brizio scrisse: Non so se a me pure s'imporrà il giuramento. Se mai, quella sarà l'ora più grave della mia vita. Non potrò, in coscienza, prestarlo e per motivi puramente morali, perché prestandolo mentirei nella forma più solenne e la mia vita morale sarebbe distrutta (cit da Ferdinando Aronica, in FD, n. 5-6, 1976-77, p. 492). Poi, però, don Brizio giurò, perché ha notato Bedeschi (L'Umbria di fronti al giuramento antimodernista cit, p. 301) alla sua coscienza le difficoltà si presentavano meno insormontabili non essendo egli 'un intellettualista', come Scmcria l'aveva definito parlando col suo confratello p. Trincherò, entrambi decisi a non giurare . A differenza di altri, Casciola non si lasciò travolgere dallo sconforto e dal pessimi­smo, ma vide con chiarezza il bene che poteva scaturire dalle prove e dalle rinunzie del momento. Più tardi nell'agosto del 1914, in una lettera a Canzio Pizzoni, don Brizio sarebbe