Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia religiosa. Secolo XX
anno <1999>   pagina <266>
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Mario Casella
Sabatier,27) il barnabita Semeria;2 non prima, però, di aver chiesto ed ottenuto, dal papa in persona,2?) di farlo con qualche significativo
arrivato a sollecitare gli amici a rendere più intenso il nostro affetto devoto per questa Chiesa che pare non ci comprenda più, perché la incomprensione di quelli, qui viàentur esse columnae non deve farci perdere di vista quello che è l'essenza della, medesima, la Comunione dei Santi e il suo capo invisibile (cit da P. SCOPPOLA, Crisi modernista cit., p.358).
In una lettera a Sabatier del 20 settembre 1910, Semeria, dopo aver accennato alla richiesta di giuramento fattagli dal suo p. generale, scriveva: Ora esso [il giuramento] a mio modo di vedere, cela un equivoco. Esso infatti chiede a chi lo fa di fronte al Decreto Lamentabili e all'Enciclica Pascendi due cose contraddittorie e diverse: soumission e adhésion 'me, qua par est, reverenda subicio' e 'roto animo adherco'. La prima cosa soumission mi sembra rispetto, riconosce il carattere non assoluto bensì relativo dei due documenti specie del Lamentabili; la seconda cosa pare invece lo dimentichi, lo disconosce per attribuire ai due documenti il valore stesso della verità di fede. Ciò posto io sono molto perplesso sul da fare. Per un verso mi parrebbe più sincero fare una dichiarazione e piuttosto chieder/a prima di giurare: chiedere per scritto che valore dà il Papa o chi per lui a quella adesione foto animo, dicendomi pronto ad accettarle in senso relativo non già in senso assoluto. Per un verso mi parrebbe più sincero, più onesto far così. Per un altro verso mi dico che facendo cosi mi faccio certo mettere alla porta della Chiesa; mi dico che lasciando sussistere l'equivoco certo creato dal Vaticano con teologica abilità cesto libero di dare alla adesione il senso relativo che pare richiesto dal suo soggetto. Che cosa mi consigliate voi? Vi pare onesto anche il secondo partito? vi pare più opportuno? Attendo con ansia una vostra risposta. Ho scritto anche a qualche altro amico illuminato e fido. 11 momento è davvero tragico. Pio X sta spingendo le cose all'ultimo segno [...] (la lettera, pubblicata da Rocco Cenato, in FD, n. 5-6, pp. 430 sgg.). Semeria chiese consiglio anche a don Brizio Casciola, come risulta dalla lettera a lui indirizzata il 29 settembre 1910: in essa, il p. barnabita sottoponeva all'attenzione dell'amico umbro un riassunto della lettera di risposta al suo p. generale (il documento, pubblicato da Ferdinando Aronica, ivi, pp. 494 sgg.).
2 Com'è noto, Semeria giurò ma con qualche significativo distinguo. In una lettera al Sabatier datata 31 gennaio 1911, il padre barnabita spiegò come era arrivato al giuramento: Ero disposto a promettere la adesione ai dogmi; quanto invece alle sentenze storico-critiche non dogmaticamente definite, per quanto espresse nel decreto Lamentabili, promettevo rispetto esterno, la buona volontà di conformarmi, potendo, alle opinioni care alla S. Sede, non però adesione attuale intcriore e ferma. Interpellata, la Concistoriale diede parere negativo. Il religioso si rivolse allora direttamente a papa Pio X, che diede il suo assenso, Sulla questione: ALBERT HOUTIN, Histoire dti modernisme catbolique, Paris, 1913, p. 341; JEAN RIVIERE, he modernisme dans l'E-list, Paris, 1929, pp. 529 sgg.; ROCCO CERRATQ, Enciclica e giuramento, in FD, voL 5-6, Urbino, 1976-77, pp. 435 sgg.; SERGIO PAGANO, Modernisti e Modernismo nelle carte di Umberto Fratassini del Fondo Semeria, in Barnabiti Studi, 8, 1991, p. 46.
sj È nota la lettera con cui Semeria chiese a Pio X il permesso di non giurare, o me­glio di giurare a determinate condizioni (se ne veda il testo, pubblicato da A. Gentili e da A. Zambarbicri, in FD, n. 4, 1975, pp. 314 sgg.). Com'è stato giustamente notato, Semeria si rivolse a papa Sarto in modo intelligente e positivo: Non più: potrei forse fare a meno di