Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
anno
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1999
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pagina
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267
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II giuramento anti-moderni sta del 1910 a Perugia 267
distinguo .30)
In genere, tra i modernisti, specie fuori d'Italia, si tendeva a radicaliz-zare la situazione dei preti non tradizionalisti Scriveva, ad esempio, Paul Sabatier a Von Hùgel il 30 ottobre 1910: S'ils pronuncent les formules composées, ils se sentiront diminués à leur yeaux et vivront dans l'équivocme. S'ils réfusent ou ajoutent une explication quelconque ils seront jétés hors de l'Eglise, compromis par les applaudissements du protestanti-sme et de le livre pensée; abandonnés, sans foyer, exposés à toutes les suggestions de la solitud morale, de la désesperation, de la misere.31)
Un prete umbro, che in una lettera a Murri del dicembre 1910 si firma Uno che ha dovuto giurare, descrive bene sia le modalità del giuramento, sia lo stato d'animo di molti colleghi al momento di leggere la formula:
L'enclave. L'hanno messo anche ai preti, e l'enclave dei preti è il giuramento: o giurate o compiere un atto che dati i pregiudizi sociali e moderni non si può compiere senza infamia e senza danno. E i preti giurano. H Vescovo li
giurare; oppure: se non si accettano certe clausole non posso giurare; ma: giuro, con queste e queste disposizioni, 'a meno che la Santità Vostra mi mandi un veto, veto che non potrebbe mancare, panni, quando la Santità Vostra nella sua alta sapienza giudicasse spergiuro il giuramento fatto nelle condizioni da me candidamente descritte'. Semeria si dichiarava disposto a recarsi 'immantinente nella più lontana e aspra missione' a seppellirvi il suo 'presunto modernismo'. In tal modo Pio X, direttamente investito del problema, permetteva a Semeria, 'considerato il suo stato d'animo, di giurare con le riserve da luì indicate* [cosi A. GENTILI e ANNIBALE ZAMBARBIERI, Il caso Semeria (1900-1912), ivi, p. 176].
Scrisse tra l'altro Semeria nella ricordata lettera a Pio X: A tutto ciò che è di fede e tale definito io interiormente e fermamente aderisco, qualunque sia l'oggetto anche storico, della definizione, qualunque sia il documento in cui questa definizione è contenuta. Il che Le dice subito che io non escludo possano fatti storici divenire oggetto di fede, non sostengo la assoluta indipendenza della storia dal dogma. Quanto a ciò che è dichiarato senza essere veramente definito, e in genere e con particolare riguardo alla materia storico-critica specie del decreto "Lamentabili, io non intendo certo sbizzarrirmi a negarlo sistematicamente: no, no. Ecco invece nettamente quanto io posso promettere con tutta sincerità. Non solo posso promettere il rispetto esteriore, ma una interiore docilità, in quanto che non risparmiandomi io come infallibile nelle mie opinioni storico-critiche, posso rivedere e cercherò rivedere quelle che ho attualmente con sincero desiderio di avviarle nelle direttive tracciate in questo e altri documenti dalla Santità Vostra. Quello che non posso promettere è l'adesione interiore attuale ferma incondizionata a tutte le sentenze storico-critiche che per via di condanna il decreto Lamentabili sancisce. Oso però soggiungere che a tale adesione, propria delle verità dogmatiche e definite, non mi ritengo obbligato di fronte a decisioni che non rivestono l'augusto carattere della infallibilità] {ivi, p. 315).
3 La lettera cit da L. Bcdcschi, in FDi n. 18-19, p. 298.