Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <268>
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Mario Casella
avverte poco prima del giuramento da prestarsi; il giorno stabilito, davanti al medesimo e al suo cancelliere essi leggono in latino il Simbolo apostolico e quello di Nicea, e fin qui nulla di male, si tratta di articoli di fede già accettati senza discus­sione perché già discussi ampiamente dai teologi prima di essere definiti come dommi.
Ma poi viene fuori una tiritera lunga come la fame, dove si accumulano tante ormai cose che fin qui si credevano materia libera, opinabile,., e allora il povero prete, al quale non si è concesso di esaminare in antecedenza ciò che doveva poi giurare, assume la figura di un punto interrogativo e dice fra sé: e ora? Ma non c'è tempo da perdere e bisogna continuare la lettura. Peggio ancora, fra le cose da giurare c'è anche l'adesione incondizionata a tuttociò che all'autorità piacerà quan-dochessia d'imporre. Dunque oltre ai dommi, oltre tutto il resto, c'è anche una materia indeterminata di giuramento che può prepararci qualche sorpresa. E il povero prete non sa che pesci prendere... Finalmente arriva in fondo e apre i polmoni a un respiro; ma non è ancora finita.
Una volta i preti giuravano tacto pectore , ora non più; debbono dire: Sin Deus me adjuvet et haec sancta evangelia e gli fanno toccare il Breviario aperto a un terzo notturno qualunque. Il bello sarebbe se capitasse al e. V, e. 33-37 di Matteo ove Gesù proibisce apertamente il giuramento. Per ultimo il cancelliere stende l'atto del giuramento prestato e i preti firmano. Dio, quanta roba! Così i legittimi superiori restan contenti e la Chiesa è salva!
4. Nella diocesi di Perugia, la notizia del motti proprio antimodemistico giunge in un momento particolarmente delicato. E appena stato chiuso il seminario (26 agosto 1910), e tra i preti c'è vivo fermento. Un esponente del clero tradizionalista, don Antero Ricci, rettore della chiesa di Maria SS. dei Miracoli in Castel Rigone di Passìgnano del Lago, il 5 dicembre 1910, all'indomani della pubblicazione del motu proprio di Pio X sull'obblìgo fatto ai sacerdoti di giurare in senso antimodernistico, scrive al card. Casimiro Gennari, prefetto della Congregazione del Concilio:
In questi giorni così amari e funesti per la Tradizione Sacrosanta della Chiesa, nei quali la superba filosofia tenta di rendere vana l'infallibilità Pontificia e rende cosi penose le ore ancora del Vegliardo Custode delle Sante Dottrine; permetta, Eminenza, a me, ultimo dei Sacerdoti della Diocesi disgraziatissima di Perugia, di manifestarle apertamente il mio pensiero, premettendo, che, avendo seguito passo passo lo evolversi delle ree dottrine, posso giurare di avere piena conoscenza dello stato funesto in cui ci troviamo.
Non giova punto revocare le conclusioni finali della cessata Curia con l'allontanamento (troppo tardi!) di quel Vescovo che compì l'ultimo danno nei suoi
* La lettera, pubblicata da L. Bcdcschi, ivi, pp. 307 sgg.