Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana
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1999
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Mario Casella
di amatissimo pianto e di responsabilità infinite per tante anime che con l'esempio cattivo furono trascinate fuori della Chiesa!
Si punisca e severamente, questo è il mio giudizio sopra fatti che per me non ammettono più discussione. Possa questa millesima pietra concorrere all'incolumità della fede che, professando intera all'Autorità infallibile di Roma mi fa uno dei suoi figli.33)
Accesissime sono le polemiche sulla questione del giuramento antimo-demistico, scoppiate a Perugia negli ultimi due mesi del 1910. Qualche sacerdote sfoga in lettere ad amici il suo malumore. Uno di questi, don Giovanni Michelangeli, replicando all'autore di un articolo apparso su II Commento a firma di Uno in carne ed ossa,34) che lo ha esortato ad uscire dalla Chiesa dopo il motu proprio sul giuramento antimodernistico, scrive a Murri:
L'atteggiamento del nostro spirito va assumendo forme più evolute, precise e complete col divenire del tempo, col maturare degli studi, col ripensamento e il ritorno su di se stesso, con lo spogliarsi per via delle forme già superate. Tale faticoso lavoro vado compiendo in me, mentre riparo alla falsa educazione morale e al vuoto indirizzo intellettuale ricevuti in seminario.
E penso: fino a che una conoscenza non ha raggiunto uno sviluppo tale di cultura e la sicurezza piena di se stessa, dalla quale erompa il bisogno sentito di dovere agire pubblicamente senza preoccupazione di querimonie e di fulmini di autorità, non deve romperla ufficialmente con una società di cui ancora fa parte, perché ancora sopravvive nel proprio spirito.
Né quando ancora con la Chiesa si hanno in comune i principi fondamentali e solo su materia disciplinare e su concezioni secondarie verte l'opposto modo di sentire, di pensare e di giudicare, si è vili restando ufficialmente nella Chiesa stessa; sarebbe vile chi volesse restare dentro, pur avendo già internamente rinnegate le verità fondamentali dalla Chiesa accettate e credute.
Con provocare dunque intempestivi provvedimenti disciplinari, tronchiamo il mezzo di comunicazione con altre coscienze da scuotete e risvegliare che sono ancora in buona fede lontano da noi, corriamo il rischio di venire incompresi, di essere giudicati spiriti vuoti e vanitosi compromettendo un movimento nobilissimo per nostra leggerezza.
Termino con una dichiarazione che spero varrà a tranquillizzate l'uomo di carne ed ossa. Qualora l'autorità ecclesiastica mi chiamasse a giurate su quel
33> La lettera in ARCHIVIO DELLA CONGREGAZIONE PER I VESCOVI [d'ora in poi ACV], Concistoriale, n. 1157/10.
w) UNO IN CARNE ED OSSA, Giurare?, in 11 Conmento, 1910, n. 19-20, pp. 288-289.