Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <272>
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Mario Casella
fare l'atto di sincerità, che da loro si attendeva, avrà allora il diritto di gridar la croce addosso ai poveri modernisti, giudicandoli poco seni e troppo opportunisti, considerandoli ipocriti, spregevoli e menzogneri, che, mentre van predicando lealtà e schiettezza, si macchiano per primi della più vergognosa insincerità?
Ecco, signor Direttore, a questo punto noi vorremmo invitare il pubblico, che ci è benevolo, ad una seria riflessione e ad una doverosa distinzione. La riflessione è questa: molti di noi, rifiutando il giuramento, si troverebbero d'un tratto, per la crudeltà d'una gerarchia che non perdona, in gravissime condizioni economiche.
Tale preoccupazione d'indole materiale non ci fa troppo onore, lo sentiamo; suscita in tutti noi scatti di ribellione, ore terribile [sic] di angoscia e di abbatti­mento e finiremmo col disprezzarla, se fossimo soli al mondo.
Per conto nostro, ad una vita di ipocrisie e di continue torture intellettuali e morali, preferiremmo una vita operosa, pur fra gli stenti, ma libera, ardita, sincera, anche se dovesse apportare un arresto momentaneo al raggiungimento delle nostre idealità.
Ma il pensiero che, insieme con noi, i nostri vecchi genitori, di cui siamo consolazione e speranza, sarebbero ridotti alla tristezza economica ci induce al doloroso passo, dal quale nello slancio della nostra fede, che ci fa credere ancora in un. futuro cattolicismo, che sarà vita e libertà di tutto il nostro essere e non morti­ficazione e tortura come questo di oggi, saremmo spinti a rifuggire.
La distinzione poi che vorremmo fosse ratta dal pubblico, perché ormai ve­ramente s'impone, è la seguente: - riguardare da un lato i modernisti, che, rifiutan­do il giuramento, andrebbero oggi incontro a certa rovina e questi compatire ed assolvere dal forzato atto di ipocrisia: d'altro lato riguardare quegli altri, che, pur avendo la sicurezza di conquistare una posizione economica indipendente nella vita, per miticolosa prudenza o dubbi o pretesti, s'inchinano ossequienti ad ogni violenza dell'autorità e questi condannare, qualificare per opportunisti che si trastullano e forse, come l'ostrica allo scoglio, rimangono fissi ai privilegi gerarchici, per interessi o pregiudizii.
Giacché per questa seconda categoria di modernisti, se sentono in cuore di essere veri apostoli del rinnovamento cattolico ed hanno fede nella causa per la quale dicono di combattere è venuto il tempo di mostrare coi fatti che hanno il coraggio di cominciare a dar vita e forma a quel nuovo sacerdozio, che non sia più una casta privilegiata e sfruttatrice di lauti beneficai e prebende, ma si faccia forte unicamente delle sue individuali risorse, conquistandosi dei posti di lavoro nella vita del nostro paese.
Essi, che oggi possono farlo, hanno il dovere di farlo; chi non può farlo oggi dovrà mettersi in condizione di poterlo fare domani: questo distinguerà gli spiriti eletti e coerenti dalle mezze coscienze del modernismo.
Non c'è ormai più luogo a farsi delle illusioni; quest'ultimo documento che siamo costretti a giurare come verità, sotto garanzie quasi divine, è la prova dei propositi del Vaticano, di voler cioè soppresso ogni alito di vita interiore, ogni diritto alla personalità, condannata ogni attività di studio e di pensiero.
Signor Direttore, grazie dell'ospitalità si cortesemente concessa.36)
30 In ha Democrazia, Perugia, 15-16 dicembre 1910, p. 2 sgg., Perché i modernisti peru­gini accettano il giuramento,,, antimodtrnista. La lettera è preceduta da una precisazione del