Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana
anno <1999>   pagina <283>
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II giuramento antì-modernista del 1910 a Perugia 283
All'invito deffE.V. Rev.ma di prestare insieme al Rev4no Capitolo il giura­mento richiesto dalla S. Sede vorrei rispondere con ogni prontezza, giacché niente mi è grato quanto il poter dare un pubblico attestato della mia fede di rispetto ed obbedienza alla Suprema Autorità ecclesiastica.
Nello stesso tempo però l'attenta considerazione della formula del giuramento e degji altri due documenti pontifici ai quali debbo giurare adesione piena e sincera, mi fa temere che io giurando possa menomare, sia pure in apparenza dinanzi al publico [sic] studioso, la mia libertà di ricerca, che è condizione indispensabile per esplicare con efficacia qualsiasi attività scientifica anche se si tratta della difesa della verità rivelata.
Osservo d'altra parte che le proposizioni d'ordine scientifico contenute nei tre documenti suddetti non sono in gran parte garantite come di fede dalla infallibilità pontificia; ed in forza della proposizione Vili dello stesso Decreto Lamentabili non si esige un assenso intemo pieno ed assoluto alle condanne delle Congregazioni Romane, ma solo si vieta che non si tengano in nessun conto.
Per queste ragioni io penso che la S. Sede ha condisceso di non giurare ai sa­cerdoti i quali insegnano nelle Università di Germania e per queste stesse ragioni invoco d'essere anch'io esonerato dal giuramento, sebbene la mia opera di studioso, alla quale ho dedicato tutta la vita, non sia ufficiale come la loro, ma più modesta. Tanto più mi permetto di sperare questa benigna indulgenza, in quanto che il giuramento non è imposto a tutti i sacerdoti, ma solo a quelli che hanno un beneficio o un ufficio publico nella Chiesa. E se per questo la S. Sede volesse ingiungermi in compenso altra obbligazione o privazione, io sono disposto ad accettarla per quanto posso con umiltà, affine di mostrare la mia soggezione verso d'essa e il mio attaccamento alla Chiesa.59)
Mons. Beda manda la lettera di Fracassini al card. De Lai, e chiede istruzioni anche a proposito delle condizioni poste da don Pietro Pizzoni:
L'E.V. avrà la compiacenza di farmi conoscere ciò che devo rispondere. Egli sa che io avrei comunicato alTEm. V. la lettera acclusa; e credo che non si faccia molte illusioni, tanto più che gli feci comprendere come l'esenzione domandata fosse impossibile. Egli insiste perché io faccia conoscere alla S. Sede che non intende in maniera alcuna fare cosa che possa sembrare di poco rispetto alla S. Sede [...].
egli è titubante. Informerò di tutto l'Era V. Rev.raa (k ACV, n. 1157/10). In realtà, più che titubante, Fracassini appariva deciso a non giurare, come si apprende dalle citate lettere a lui dirette dal p. Genocchi il 14 e il 15 dicembre 1910, recentemente pubblicate da . PAGANO, Modernisti e Modernismo cih, pp. 44-46.
s) Copia conforme della lettera, datata Perugia 15 dicembre 1910, in ACV, Conci­storiale, n. 1157/10.