Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana. Gran Bretagna. U.S.A.
anno
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1999
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pagina
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289
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Libri e periodici . 289
volume, curato con accurata e scrupolosa attenzione filologica da Laura Pisano ha anche una specifica Valenza di introduzione alla storia della cultura e alla storia delle Università sarde tra il 1700 e il 1940.
In questa duplice chiave di lettura, il volume va infatti a colmare quella che nella sua breve prefazione Bruno Zenobio, storico della medicina, definisce una delle tante lacune nelle conoscenze del patrimonio bibliografico delle nostre Università (p. 7), ponendosi al tempo stesso, come si diceva, quale strumento introduttivo allo studio dell'influsso esercitato in Sardegna dalla cultura europea nelle sue componenti letteraria, filosofica e scientifica e alla circolazione delle idee negli elitari, e tradizionalmente autoreferenti, ambienti culturali isolani
È quest'ultimo, a mio avviso, l'aspetto più affascinante della pubblicazione. Infatti, mentre la corposa parte del volume dedicata al catalogo, corredata da utilissime e ineccepibili monografie illustrative dei periodici censiti, è e rimarrà uno strumento di consultazione preziosissimo per gli utenti delle due biblioteche universitarie sarde, la parte introduttiva di Laura Pisano fornisce una serie di spunti di riflessione di indubbio interesse, cui faranno seguito c'è da augurarselo studi mirati e più approfonditi sulla storia della cultura e delle istituzioni universitarie sarde.
Quanto ai termini cronologici assunti dalla curatrice che si è avvalsa della collaborazione di un gruppo di lavoro costituito da giovani neo-laureati in lingue e letterature straniere che per anni si sono occupati dei periodici stranieri (in lingua francese, inglese, tedesca e spagnola) conservati nelle biblioteche della Sardegna il 1700, data che precede di poco la fine della dominazione spagnola e l'inizio di quella sabauda, si spiega con il fatto che è grosso modo a partire da quella data che inizia a manifestarsi una continuità periodica delle pubblicazione acquisite (o in altro modo pervenute) dalle biblioteche prese in esame. Di più immediata comprensione la scelta del 1940: con l'entrata in guerra dell'Italia si conclude un ciclo storico per aprirsene un altro che, accantonata la parentesi bellica, porta con sé grandi innovazioni nel sistema dell'editoria e, più in generale, delle comunicazioni.
Va da sé che la diffusione della stampa periodica interagisce in maniera massiccia con quella dei libri; come sottolinea con convinzione Laura Pisano, studiare la prima significa intravedere lo sviluppo della cultura, da una generica complessità letteraria ad una sua articolazione specialistica, valutare la qualità e la quantità di questa articolazione, tentarne una classificazione, cercare di capire l'uso che ne è stato fatto e quello che piuttosto se ne intendeva fare (p. 13). Va inoltre detto che all'epoca le tecniche di diffusione della stampa periodica erano tali da permettere un rapporto semplice e diretto tra rivista e pubblico, basandosi esclusivamente sulla circolazione tramite abbonamento e/o attraverso il canale delle istituzioni culturali. Ciò, a sua volta, poteva e doveva generare un ulteriore allargamento della rete di diffusione del periodico, di cui si facevano spesso carico gli stessi acquirenti o consultatori della rivista. Come ricordato da Dartnon nel suo UinUlkttuak clandestino, II mondo dei libri nella Francia dell'illuminismo'. Pochi leggono tutti i libri che posseggono, e molti - soprattutto nel Settecento - leggono libri che non hanno mai acquistato. Le biblioteche si costruivano solitamente lungo l'arco di più generazioni: lungi da rappresentare i gusti in fatto di letture in un qualsiasi momento dato, esse erano costituzionalmente arcaiche (Milano, 1990, p. 187). Se a questo si aggiunge