Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana. Gran Bretagna. U.S.A.
anno <1999>   pagina <292>
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292 Ubri e periodici
ria Renzi, il quale, d'accordo con la famiglia, espunse dall'archivio due nuclei di straordinario interesse: quello riguardante i rapporti con la massoneria e quello rela­tivo alla Giunta costituita nel 1831 per la direzione dei moti in Italia. Furono ragio­ni di opportunità politica a determinare questa scelta: si voleva, in piena Restaura­zione, accreditare rimmagine di un Salfi moderato, lontano dagli eccessi che ne avevano caratterizzato l'azione nel corso del Triennio 1796-1799.
Giustamente Froio, nelle sue note introduttive, ci restituisce invece l'immagine di un intellettuale attivo e impegnato in ogni fase della sua esistenza, sempre a stretto contatto con quei gruppi e quei patrioti, esuli e non, che si battevano per un generale rivolgimento delle condizioni politiche e sociali dell'Italia. Froio, anzi, si spinge ancora più in là avvalorando e sviluppando una suggestiva ipotesi avanzata da Umberto Carpi, secondo la quale Salfi rappresenterebbe uno dei più significativi esponenti di quella ristretta schiera di intellettuali che, in età napoleonica e nel suc­cessivo periodo della Restaurazione, praticarono il cosidetto doppio livello: un'attività pubblica, cioè, dai contomi irreprensibili e una privata, nella quale erano al centro di trame e progetti cospirativi.
A queste conclusioni Froio giunge proprio a seguito della scrupolosa analisi delle carte salfiane che ha potuto esaminare. L'intellettuale cosentino, rileva, aveva un sistema del tutto particolare per conservare le lettere e in genere la corrispon­denza più compromettente: le riduceva in più parti e, nel risvolto bianco (quando c'era) vi scriveva, per sviare ogni traccia, note o appunti di tutt'altro genere. In que­sto modo rendeva praticamente indecifrabili le parti rischiose, rimanendo in grado, all'occorrenza, di ricomporre i documenti nella loro dimensione originale. Questo spiega perché molte delle sue carte risultino scritte sia nel recto che nel verso e perché egli sia riuscito a trasmetterci così abbondante documentazione di personaggi politicamente impegnati, nei primi decenni dell'Ottocento, come Gioac­chino Prati, Gabriele Rossetti, Guglielmo Pepe, Giovanni Mulazzani, Louis De Potter, o che avevano avuto un ruolo di rilievo nella trascorsa stagione napoleonica, come Carlo Lauberg, protagonista della congiura napoletana del 1794, di cui Salfi era ben a conoscenza, Filippo De Meester, Giuseppe Poggi, Luigi Angeloni, Ur­bano Lampredi, Pierre-Louis Ginguené e, naturalmente Marc-Antoine Jullien, di­rettore della famosa Rsvue encyclopédique, della quale Salti era tra i più stretti e pre­ziosi collaboratori. Merito di Froio è stato quello di aver ricomposto, avendo sco­perto i'arteficio salfiano, gran parte di queste missive ed avercene fornita l'edizione a stampa.
Sulla scorta della preziosa documentazione reperita, Froio ha cosi buon gioco nelTattestarc il continuo impegno politico profuso dal vecchio cospiratore giacobino in terra di Francia, fattore non sempre evidenziato con la dovuta puntualità dalla storiografia anche più recente. Appartengono a questo periodo, tra gli altri, il volu­metto L'Italie au dix-nevième, del 1821, nel quale, dopo un'attenta disamina dell'Italia giacobina e napoleonica, si delineano i contomi di un programma federale per la penisola, e la ristampa della traduzione salfiana della tragedia Las Templiers, la cui trama presentava non poche analogie con la realtà carbonara di quegli anni. Puntuale è pure il richiamo alle vicende del 1830-31, che videro un Salfi ormai de­bilitato fisicamente partecipare alle trattative dei fuorusciti italiani con La Fayette, in vista della preparazione di un movimento insurrezionale in Italia, e risultare primo