Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana. Gran Bretagna. U.S.A.
anno <1999>   pagina <295>
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Libri e periodici 295
si riallaccia alle esperienze, e aU'/7*r, delle Sale già esistenti a Torino e a Novara, H problema degli asili genovesi è strettamente connesso a quello più generale, e l'iniziativa locale si collega interessanti a questo proposito i contatti con Lorenzo Valerio a quella del capoluogo piemontese. Pastorino analizza le fasi della costitu­zione, dell'elaborazione del regolamento e dei problemi finanziari ed organizzativi dell'iniziativa, seguendo le vicende degli asili S. Sofia e S. Luigi. Tratta della Società per gli Asili, che comprende nomi autorevoli della nobiltà genovese, del problema delle maestranze, dei programmi di insegnamento, del reperimento di fondi attraver­so rilevanti contributi privati. Ed offre anche un quadro sintetico delle condizioni socio sanitarie della popolazione infantile, che attraverso la nuova istituzione trova assistenza anche medica, e che ha una prima formazione di grande utilità perché of­ferta gratuitamente ai fanciulli delle classi più povere. Sono anche indicati gli sviluppi successivi dell'iniziativa, che si allarga alle bambine, e che crea per loro, dopo l'asilo, una scuola femminile per la prosecuzione dell'opera educativa. Il maggior pregio dell'indagine è fornito dal reperimento di una serie di dati statistici che consentono una conoscenza sulle fonti dei primi anni di vita degli asili: vita non facile, tra diffi­denze e difficoltà finanziarie, ma che consente il raggiungimento di risultati conside­revoli: già nei tempi iniziali circa 650 fanciulli frequentano gli asili e ricevono assi­stenza ed un inizio di istruzione.
H contributo di Bianca Montale sulle carceri giudiziarie genovesi offre un qua­dro della situazione degli istituti di pena, più sommario per il periodo che precede il 1848, più articolato per la maggiore ricchezza di fondi archivìstici nel decennio preu­nitario. È interessante, a questo proposito, una comparazione con gli ordinamenti, in questo campo, del ducato di Parma, dalla Montale stessa studiati in passato. H car­cere di Sant'Andrea, che dal periodo francese sino all'Unità è il maggior complesso, ed altre sedi minori come le prigioni della Torre di palazzo Ducale e della Malapaga, antiche ed inadatte ad un razionale sistema di detenzione ospitano detenuti spesso in numero eccessivo, con problemi di mantenimento, di sanità, di sicurezza. Un serio tentativo di riforma e di controllo, con l'avvio di statistiche rigorose ed attendibili e maggiori controlli, si ha dopo il 1848. Ma rimane una situazione di precarietà, con problemi soprattutto finanziari di difficile soluzione. Ciò crea per i reclusi in gran parte in attesa di giudizio poiché le carceri non sono penitenziarie una condizione di vita durissima, talora disumana per chi non dispone di mezzi propri di sopravvi­venza. Negli anni, attraverso rapporti e statistiche, è analizzata la vita dei detenuti nei diversi aspetti: sanità, con le difficoltà sorte durante l'epidemia di colera del 1854-55; regolamenti, vitto, personale, sistemi di sicurezza. E soprattutto è interessante il di­battito sulla stampa locale relativo alla politica del governo per quello che riguarda Tintero sistema: dopo gli arresti per il moto mazziniano del 1857, i politici denun­ciano un trattamento persino peggiore rispetto a quello riservato ai delinquenti co­rnimi: i giornali di opposizione, ma anche i fogli moderati, sono fortemente critici ed offrono un quadro desolatamente negativo della situazione. Ma le fonti governative stesse ammettono come i limiti di bilancio non consentano un sostanziale migliora­mento. Il progetto di carcere moderno e cellulare, approvato nel giugno 1857, rimar­rà per anni ancora sulla carta.
Anita Crinella, che ha pubblicato, contemporaneamente, un volume su Luigi Arnaldo Vassallo, il popolare Gandolin, giornalista di indiscussa levatura, studia qui