Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana. Gran Bretagna. U.S.A.
anno <1999>   pagina <299>
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Libri e periodici 299
bile il dislivello tra centro e periferia. Un quadro negativo della città emerge nel lavo­ro di Carlo M. Travaglini dedicato a Ceti, politiche e conflitti sociali. L'autore nota, so­prattutto dall'elezione di Leone XII, un progressivo arretramento, una città sempre più periferica e quantomeno sospettosa rispetto ad ogni ipotesi di rinnovamento. Ma, ciò che giustamente rileva in conclusione, è che non ci si può fermare a tale giudizio di sintesi, occorre indagare con maggiore profondità nelle vicende del periodo, evi­tando le posizioni nette e mettendo piuttosto in evidenza i chiaroscuri
Al Debito pubblico è dedicata la relazione di Donatella Strangio, frutto di un'accurata ricerca documentaria. Anche in questo caso abbiamo una valutazione negativa che vede nelle direttive adottate dal Governo la causa della grave crisi eco­nomico-sociale della Restaurazione.
Ancora al sistema economico si riferisce il saggio di Francesco Colzi che si oc­cupa della finanza capitolina, argomento poco noto al quale l'autore dà un contributo soprattutto documentario, esaminando i diversi provvedimenti varati nel periodo. Tuttavia, si legge, la struttura burocratica mutò solo marginalmente fino al 1847, quando Pio IX promosse una riforma di ampio respiro.
Al rapporto tra capitali privati e nuove attività bancarie si ispira il lavoro di Rita d'Errico, corredato da numerose tabelle esplicative. Per quanto concerne le transa­zioni esaminate, è interessante notare che solo il 2 dei contratti stipulati superava i 10.000 scudi; in esse era praticamente assente lo Stato mentre si evidenziava una lenta ripresa sul mercato creditizio degli enti ecclesiastici, accanto alla preponderante presenza del ceto nobiliare. Tali osservazioni ci confermano quanto già rilevato nelle parole di alcuni protagonisti del tempo, a Roma non esistevano grandi capitali privati e comunque non in grado di competere con quelli stranieri. L'ultimo paragrafo è de­dicato alla nascita della Cassa di Risparmio di Roma, la cui crescita non sembra però avvenuta a scapito del prestito ad interesse. Questo dovette avvenire perché, come era nello spirito dell'Istituto, esso tendeva a raccogliere prevalentemente piccoli ri­sparmiatori.
Alexandra Kolega ricostruisce la vicenda della soppressione delle corporazioni di mestiere tra il 1801 e il 1806, riattivate poi da Pio DC nel 1854. Emanuela Parisi nel suo studio sui lanieri romani mette in evidenza la crisi e la progressiva scomparsa delle manifatture tradizionali, con una conseguente crisi di produzione e occupa­zione. Cinzia Capalbo affronta il tema della manifattura del tabacco, ricostruendone le vicende fin dal XVII secolo per poi puntualizzare il suo intervento sugli anni in esame ed in particolare sulla gestione Torlonia. Su quest'ultimo periodo l'autrice nota un rafforzamento ed un maggiore controllo del Governo, per timore del contrab­bando, ma anche di eventuali frodi da parte degli appaltatori privati. Marina Morena nelTesaminare la figura dell'imprenditore Vincenzo Nelli e la privativa da lui ottenuta per una fabbrica di cristalli, mette in luce, come la Parisi, la crisi dei tradizionali si­stemi di produzione.
Il problema del distacco tra Roma e le province, specialmente quelle di se­conda recupera, emerge nel contributo di Maria Antonietta Quesada, che tratta del recupero dei beni ecclesiastici nei primi anni della Restaurazione, a partire dalla noti­ficazione del 14 luglio 1817.
Roberto Marinelli, sulla base di un'ampia ricerca documentaria, traccia la storia della famiglia Potenziarli di Rieti; una delle più illustri della città. I rappresentanti più