Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana. Gran Bretagna. U.S.A.
anno <1999>   pagina <300>
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300 Libri e periodici
importanti furono Antonio, che consolidò il patrimonio, e il suo primogenito Lodo­vico, agronomo di fama europea, legato ai governi napoleonici, ma che seppe far fortuna anche nel restaurato governo pontificio; divenne governatore della Banca romana dal 1835 e membro della Consulta di Stato sotto Pio IX. Si tratta pur sempre di quella piccola nobiltà di provincia che rimane impastoiata tra la volontà di pro­gresso e ì meandri deU'amministrazione, ma che meriterebbe certo più approfonditi studi.
Le ultime relazioni affrontano il tema della cultura, aperto con un saggio di Riccardo Merolla: egli affronta da un lato lo stato degli studi e dall'altro il quadro culturale dell'epoca. Tale quadro, scrive l'autore, è desolato e sconfortante, ed an­che attardato, convenzionale, conformistico, e diventa ancor più angusto e soffo-cante con Gregorio XVI. Da questo panorama si distinguono alcune individualità, alcuni risultati in ambito scientifico e archeologico, che rimangono pere isolati e non modificano lo stato di fatto.
Giuseppe Monsagrati dedica il suo contributo a Gaetano Moroni e al suo noto Dizionario di eruditone storico-ecclesiastica, di cui cerca di rintracciare le fondamenta ideologiche. H Dizionario è visto come la Stimma della posizione del papato rispetto al mondo moderno ed alla sua evoluzione spirituale e politica. L'opera, ritiene l'autore, fu voluta e ispirata da Gregorio XVI, di cui Moroni fu scrupoloso esecutore, animandola degli stessi motivi contenuti nel Trionfo della Santa Sede scritto dal papa anni prima. Il lavoro, ricordiamo composto di 103 volumi oltre i 6 di indici, è quindi considerato nel contenuto uno strumento della volontà sovrana e nell'impianto una sfida ai dotti, un percorso labirintico di continui rimandi, dove il lettore non può che perdersi senza mai trovare conclusione al proprio cammino. Tali valutazioni ap­paiono per certi versi un po' eccessive; in effetti il Dizionario non sfugge ai criteri di erudizione del tempo, alla volontà di raccogliere, documentare e catalogare, alla pre­tesa di essere in prima persona i custodi di un mondo che, esaltato o denigrato, tutti avevano la sensazione che stesse per finire. Di più va considerato che pochi in realtà hanno una vera familiarità con questo prezioso strumento di consultazione, è rara­mente citato e scarsamente utilizzato ed è forse questo che lo fa ritenere contorto e poco accessibile.
Vincenzo De Caprio si occupa del Giornale arcadico e del suo ruolo nell'ambito della cultura antiquaria. Il quadro che emerge, scrive l'autore, è desolante se guar­diamo oltre la presenza in senso stretto della ricerca erudita dell'antico; manca com­pletamente una visione dell'antiquaria come strumento rinnovato di interpretazione dei fenomeni culturali moderni.
Maria Iolanda Palazzolo esamina la politica di controllo e di censura sulla stampa che, nel periodo in oggetto, diviene sempre più rigidamente burocratica. Le innovazioni più evidenti riguardano le norme che regolano l'introduzione di libri e riviste nello Stato. È evidente in questa politica il timore della diffusione di idee pe­ricolose che possono giungere dall'estero. Ciò diventa un elemento che concorre all'arretratezza del Paese poiché, conclude l'autrice, rende sempre più difficile lo scambio culturale con il resto d'Europa . Questo tipo di ricerca, indubbiamente inte­ressante, dovrebbe però essere affrontata anche da un'altra angolatura. Bisognerebbe chiedersi quanta stampa proibita circolasse comunque; tenere conto del fatto che