Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana. Gran Bretagna. U.S.A.
anno
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1999
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pagina
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306
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306 Libri e periodici
pp. 7-21; G* Talamo, Un'ispezione alk scuole della Savoia nel 1841, pp. 23-36; C. Cec-cuti, Il Urna dell'educatone nelle pagine dell'Antologia (1821-1823), pp. 83-93; G. Ciampi, Il Consiglio superiore della pubblica istruzione e il problema educativo: l'inchiesta del 1864, pp. 107-116; M.A. Romani, Dalle Scuole superiori di commercio all'Università commerciale (1868-1902), pp. 145-152; A. Tilocca Segreti, La presenta del fascismo nelle istituzioni scolastiche e politiche del Nord della Sardegna, pp. 199-210; A. Trova, Corsi di formazione professionale nella Ricostruzione, pp. 211-225 e S. Pintus, Le politiche sindacali della Osi e la nascita dello lai (1955-1980), pp. 227-247 - consentono di delineare un lento e contraddittorio percorso evolutivo nella Storia delle Istituzioni educative in Italia negli ultimi due secoli Le relazioni approfondiscono alcuni temi specìfici collocati in diversi ambiti cronologici e geografici, toccando i vari livelli dell'istruzione: dagli asili d'infanzia alla scuola primaria; dalle scuole normali a quelle commerciali, con un occhio di riguardo al rapporto tra formazione e mondo del lavoro.
Partendo da un sistema fondato sulla rigida separazione fra un ceto privilegiato, destinato ad apprendere la cultura umanistica, e una classe intermedia, che accedeva a un'istruzione quantitativamente e qualitativamente inferiore, si assistette nel corso del XDC secolo a un graduale allargamento dell'istruzione classica verso settori sempre più ampi della borghesia, la quale, colmato da tempo il divario economico, intendeva superare la storica inferiorità culturale nei confronti delTaristocrazia. Agli appartenenti ai ceti inferiori della popolazione era riservata la sola scuola primaria apprendere alle masse (scriveva Capponi sull'Antologia, come ricorda Ceccuti nella sua relazione) le sole massime [...] essenziali a mantenere l'ordine senza distruggere l'energia, né rendere la virtù inoperosa (educazione morale); e quanto all'istruzione, a quei primi pochissimi ammaestramenti i quali sono utili a tutti . Dopo l'Unità la nuova classe dirigente prevalentemente borghese si accorse, con maggior consapevolezza a partire dagli ultimi decenni dell'Ottocento, che per fare dell'Italia un paese moderno in grado di competere con le altre nazioni europee era necessario rispondere in modo più adeguato alle esigenze di sviluppo imposte dal mercato intemazionale. Si doveva in primo luogo colmare la crescente richiesta di personale tecnico specializzato indispensabile per una nazione late corner come l'Italia, che aspirava a una rapida crescita del proprio apparato industriale, impossibile senza un parallelo sviluppo della cultura tecnica e commerciale. Si rafforzò perciò la convinzione che le scuole superiori e le università andavano strettamente collegate al mondo produttivo, in linea con le richieste di innovazione che venivano dall'agricoltura, dal commercio e, soprattutto, dall'industria. In tal modo attraverso la trasformazione delle istituzioni educative si è tentato, non sempre con successo, di rispondere alle esigenze di sviluppo culturale, sociale ed economico dei cittadini italiani.
Si deve ricordare però, con un certo rammarico, che dagli Stati assoluti, all'Italia liberale, passando per il fascismo e fino al secondo dopoguerra, la scuola come sottolinea A. Vanii nella presentazione del volume è stata sempre evocata come la chiave di soluzione per i limiti storici di crescita della società; ma poi dimenticata nel concreto del realizzasi dei programmi di spesa del bilancio dei pubblici poteri. Questa contraddizione emerge, più o meno esplicitamente, in molti degli interventi raccolti nel presente volume, che penetrano nei delicati rapporti fra