Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Brescia. Repubblica di Venezia. Secoli XVIII-XIX
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1999
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325
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lì bresciano alla vigilia dell'invasione napoleonica 325
con più di 10.000 abitanti accoglievano nel 1548 il 21,2 della popolazione totalnel 1766 la percentuale era calata al 14.3)
In questo contesto, si era verificato, poi, un accrescimento delle proprietà terriere nobiliari, passate dal 41,4 del 1661 al 49,4 del 1740. Le vendite di una parte dei beni comunali attuate tra il 1646 ed il 1727 per sopperire alle spese militari avevano visto Paccaparramento del 38,91 dei terreni messi all'asta da parte del patriziato di Venezia, mentre il 3,4 era stato acquistato dai nobili di Terraferma. Il 6,6 era stato assegnato alle comunità e il 51,02 a borghesi e contadini. Anche le terre dei 127 conventi soppressi nell'ultimo trentennio della Repubblica erano finite nelle mani dell'aristocrazia della Dominante e della Terraferma.4) Ma l'egemonia economica del patriziato di Venezia era assai più apparente che reale. Si imponeva innanzitutto un problema di carattere demografico di non poco conto. I patrizi di Venezia, scesi dal 4,5 al 2,5 della popolazione della città lagunare tra il 1581 ed il 1791, erano ridotti a 3.400 persone, di cui 1.100 maschi. Nei decenni centrali del XVIII si stava verificando, inoltre, una situazione di pesante indebitamento di un gran numero di famiglie appartenenti a quell'ordine, dovuta a eccessi di azzardo speculativo o a spese sconsiderate alimentate soprattutto da prestiti cambiari a breve. Spesso simili storie si concludevano con la stipulazione da parte del capo della casata, che si sarebbe accontentato di un modesto ma regolare assegno alimentare, di una procura generale della quale venivano investiti tecnici ragionati, avvocati, finanzieri. Tale delega comportava un distacco totale dall'amministrazione dei propri beni, una rinuncia sostanziale ad esercitare i diritti di proprietà, nell'estrema speranza che altri riuscissero dove il patrizio
3) Ivi, pp. 54-56 e 58-63.
4) Per questa serie di dati A. FANFANI, II mancato cit, p. 36 e MARINO BERENGO, II problema politico-sociale di Venezia e della sua Terraferma, in La civiltà veneziana cit, p. 80. Sulla vendita dei beni della Chiesa nella Repubblica di Venezia GIOVANNI ZALTN, L'invasione militare francese e i primi sfaldamenti della proprietà ecclesiastica in terra veneta (1797-1798), in Veneto e Lombardia tra rivolutone giacobina ed età napoleonica. Economia, territorio, istituzioni, a cura di GIOVANNI LUIGI FONTANA e ANTONIO LAZZARINl, Milano-Bari, Cariplo-Latcrza, 1992, pp. 47-52. Nel saggio si dimostra che, nonostante le vendite avvenute tra XVII e XVIII secolo, il patrimonio degli ordini ecclesiastici aveva nella Repubblica veneta, sul finire del secolo, un'entità sotto ogni punto di vista ragguardevole. È interessante notare come in ogni caso nell'Italia settentrionale le maggiori decurtazioni delle proprietà ecclesiastiche, prima degli interventi di Giuseppe II in Lombardia, erano avvenute proprio nelle terre della Serenissima. In varie occasioni il governo veneziano aveva fatto presente alla Santa Sede lo stato gravissimo in cui erano ridotte le sue finanze ed aveva di conseguenza ottenuto la facoltà di procedere alla soppressione di decine di monasteri.