Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Brescia. Repubblica di Venezia. Secoli XVIII-XIX
anno <1999>   pagina <326>
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326 Filippo Ronchi
aveva fallito, confidando in un rigore finanziario e in un discernimento, di cui egli si riteneva ormai incapace, che consentisse di formulare e poi sottoporre all'approvazione dei creditori un piano per il pagamento di enormi indebitamenti. Ma in genere questi incarichi si concludevano dopo pochi anni con un considerevole arricchimento dei procuratori e un ulte­riore peggioramento delle condizioni dei proprietari che si erano affidati a loro. Implicati in queste vicende risultavano alcune delle maggiori famiglie della Serenissima: i Mocenigo S. Stae, i Pisani S. Stefano, i Foscarini ai Carmini, i Sarvognan. Emergeva, così, una situazione di grave malessere in particolare all'interno dell'oligarchia senatoria; un grande scoraggiamento dilagava tra le fila del patriziato di fronte alle crescenti difficoltà finanziarie. Certo in varie epoche della sua storia la Repubblica di Venezia aveva sof­ferto difficoltà angosciose. Se sulla fine del XVIII secolo la situazione precipitò, ciò sembrerebbe dunque dovuto al fatto che la crisi, più che il Paese in generale, aveva colpito la sua classe dirigente. Il collasso di quest'ultima lo trascinava alla deriva. Sulla crisi del patriziato veneziano a partire dalla seconda metà del Settecento ha scritto pagine innovative, presentando una serie di esempi indubbiamente clamorosi, Renzo Derosas. L'analisi da lui compiuta modifica, infatti, il tradizionale quadro interpreta­tivo, che forniva una visione positiva delle condizioni del patriziato della Dominante sostenendo il verificarsi di un rafforzamento delle posizioni del­l'oligarchia senatoria nel corso del XV111 secolo.5)
In rutti i settori dell'economia, le autorità veneziane avevano proce­duto con cautela, rivelando la loro adesione sostanziale ai modelli del­l'Antico Regime. Se, infatti, nel 1719 era iniziata una graduale apertura delle Arti, nel 1797 al momento della fine della Repubblica esse non erano ancora state abolite. In campo commerciale, intanto, alcune potenze euro­pee (Inghilterra, Olanda, Francia) si erano attrezzate, in termini qualitativi e quantitativi con strutture finanziarie, grandi compagnie, scali marittimi che si presentavano ben al di là delle dimensioni possibili per Venezia, però il suo porto e le sue attività marinare conobbero proprio negli ultimi decenni del Settecento una rinnovata vivacità. Se nel 1775 si era cominciato a
5) RENZO DEROSAS, Aspetti economia della crisi del patriziato venerano tra fine Sette­cento e primo Ottocento, in Veneto e Lombardia dt., pp. 80-81, 115-124,126.
Sul problema delle Arti ha scritto FRANCO VENTURI, Settecento ri/ormatore, Torino, Einaudi, 1990, voi V, tomo 2, pp. 132-141 e 313-339. Sulla vitalità del porto, delle attività macinare e delle assicurazioni marittime, sul rifiorire della posizione di Venezia nel Levante nella seconda metà del Settecento concordano ROBERTO CESSI, Storia della Repubblica di