Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Brescia. Repubblica di Venezia. Secoli XVIII-XIX
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1999
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328 Filippo Ronchi
ranei caratteristici della politica finanziaria di quell'epoca erano state le anticipazioni raccolte su certe entrate fiscali, gli incrementi dei gettiti del lotto, la raccolta di somme a titolo di offerte volontarie o come corrispettivo di aggregazioni al patriziato, di indulti, di liberazione di banditi. Erano stati attuati altresì, tagli alle spese, in primo luogo a quelle militari, relative a una forza che raggiungeva alla fine del Settecento 50.000 soldati, cui si potevano aggiungere altri 20.000 miliziani riuniti nelle cemide. In stato di semiabbandono si trovavano, poi, le fortezze di Terraferma. Lo Stato che armava Ì contadini costituiva, comunque, un fatto denso di implicazioni politiche e sociali, oltre che militari. La fiducia accordata ad una classe subalterna che aveva parteggiato attivamente per San Marco fin dai tempi di Agnadello e soprattutto la consegna ad essa di armi da fuoco agivano di fatto come elementi livellatori in una società dove il possesso delle armi rispecchiava rigidi schemi gerarchici. Venezia sapeva così, di poter contare sulla buona indole e sulla competenza con le armi da fuoco delle cemide , spesate e addestrate dalle comunità rurali, specialmente nelle zone collinari e montane come il Feltrino e le valli del Bresciano e del Bergamasco.10)
H governo fu in grado, a partire dal 1753, di ridurre il tasso di interesse corrisposto dallo Stato dal 4 al 3,5. Più tardi il debito vecchio fu rimborsato o ritirato, non al suo valore nominale alla pari, ma al prezzo di mercato. Nel 1797 il debito totale si era cosi ridotto a 44.000.000 di ducati. Per ottenere questo risultato il governo aveva inciso anche sul versante delle spese statali, in particolare quelle dell'esercito e della marina. Nel 1736 le spese militari erano un terzo del totale e superavano la somma pagata ai possessori di titoli statali; nel 1755 le spese militari assorbivano meno di un terzo del bilancio, mentre una somma notevolmente superiore era devoluta ai pagamenti per il debito pubblico. Nel 1767 si ebbe, però, un'ulteriore riduzione al 3 del tasso d'interesse, con l'obiettivo di liberare capitali bloccati dal fabbisogno pubblico per investimenti produttivi nel commercio e nell'industria. H debito vecchio era stato creato in parte con prestiti forzosi e in parte con la vendita di annualità. TI debito nuovo emesso durante il XVIII secolo faceva capo in prevalenza alle corporazioni e alle confraternite artigiane. Esse avevano accumulato fondi provenienti dalle quote degli iscritti ma soprattutto da lasciti, e questi fondi esse investivano in parte in proprietà immobiliari e in parte in tìtoli di Stato. Anche le vecchie famiglie patrizie veneziane, che brillavano per la loro assenza nelle imprese commerciali, marittime e industriali, preferivano investire in terreni o prestare direttamente o indirettamente fondi al governo. La perdita, in età napoleonica, degli ingenti capitali investiti nel debito pubblico, unita all'aumento vertiginoso delle imposte e ai danni provocati dalle campagne militari, dalle requisizioni, dalla politica persecutoria messa in atto nei mesi della Municipalità giacobina, porterà al tracollo del vecchio ordine patrizio veneziano. Sulla complessa tematica del debito pubblico e delle implicazioni di carattere economico-sociale ad esso connesse, F. C. LANE, Storia cit, pp. 494-495 e R. DEROSAS, Aspetti economici cit, pp. 108-109,
fl) Le magistrature finanziarie avevano prospettato anche interventi sul sistema tributario, e cioè strumenti per individuare le capacità contributive dei sudditi e per una più giusta