Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Brescia. Repubblica di Venezia. Secoli XVIII-XIX
anno <1999>   pagina <329>
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II bresciano alla vigilia dell'invasione napoleonica 329
Il lungo periodo di neutralità, se aveva evitato distruzioni totali e massacri di civili inermi nei domini della Serenissima, aveva d'altra parte costretto la Repubblica a mantenere mobilitate le truppe con forti spese, tantoché i patrizi del Senato erano arrivati alla conclusione che Venezia non potesse più sussistere in tempo di pace senza far nuovi debiti.11)
La penalizzazione della nobiltà di Terraferma risalta soprattutto nel momento in cui soffermiamo la nostra attenzione sull'organizzazione am­ministrativa della Repubblica di San Marco. La federazione politica, sognata da alcuni illustri patrizi quali Gaspare Contarini (1483-1542) nella fase di consolidamento dello Stato marciano, era risultata già inizialmente minata dal ruolo egemone del patriziato di Venezia, che relegava Paris tocrazia delle province al disbrigo degli affari municipali. I tentativi di centralizzazione nel XVIII secolo in particolare avevano subito un decisivo impulso, a tutti i livelli. Nella stessa Venezia il Consiglio dei X, formato soltanto dagli appartenenti alle famiglie patrizie con maggiore stabilità finanziaria, e il Tribunale degli Inquisitori di Stato avevano gradualmente sostituito il Senato nelPindirizzare l'opera dei Rettori e degli altri rappre­sentanti di Venezia sulla Terraferma, attuando una immediata e diretta dipendenza delle province dalla capitale, che si concretizzava attraverso gli strettissimi contatti dei Rettori con le autorità centrali, la sorveglianza su
ripartizione dei pesi fiscali. Si era fatta strada, inoltre, l'idea in alcuni gruppi di funzionari dell'amministrazione statale, di giungere alla creazione di un unico centro di autorità magi-stratuale che regolasse tutto quanto atteneva airamministrazìone finanziaria. Fu il Senato a manifestare timori e quindi a frenare la realizzazione di veri progetti di riforma, perché ne paventava le turbative sugli equilibri di potere tra le magistrature veneziane (equilibri che si fondavano pure sulla discrezionalità nel maneggio del denaro) e sul sistema su cui poggiava il patto istituzionale dei patriziati della Dominante e della Terraferma. G. COZZI - M. KNAPTON, La Repubblica ctt, pp. 596-597. Sulla condizione delle difese nella Repubblica di Venezia alla vigilia dell'invasione francese, CARLO ZANI, Venezia la grande assente, in Napoleone Bonaparte, Brescia e la Repubblica Cisalpina. 1797-17991 Milano, Skira Editore, 1997, pp. 23-24,
") La gestione della neutralità durante la guerra di successione austriaca aveva fatto di nuovo lievitare il debito pubblico, giunto ad 80 milioni nel 1750. Il debito, tuttavia, si stabilizzò dopo queste spese straordinarie e nel 1797 il governo tu in grado dì ridurlo a 44.000.000 di ducati attraverso una politica di bilancio fondata sulla diminuzione delle spese per l'esercito e la marina. Tutto questo mentre più di un terzo del bilancio veniva assorbito dal servizio del debito. Da tener presente che, nel primo trentennio del secolo, il bilancio dello Stato registrava annualmente intorno ai 5 milioni di entrate ordinarie e ai 6 milioni e mezzo di spese effettive. Verso la fine del Settecento, le entrate comunque aumentarono, raggiungendo un totale di circa sei milioni di ducati Sull'argomento, 11. CESSI, Storia eit, pp. 210-211.