Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Brescia. Repubblica di Venezia. Secoli XVIII-XIX
anno
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1999
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330
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330 Filippo Ronchi
ogni aspetto della vita locale, i controlli e le interferenze degli organi giudiziari e arnministrativi di Venezia su quelli municipali, la presidenza dei Rettori che ne controllavano i membri e ne dirigevano l'operato sui Consigli cittadini.
Comincia, così, a delinearsi abbastanza chiaramente un quadro d'insieme che troverà come vedremo numerose conferme anche nelle particolari vicende bresciane: di fronte all'isolamento intemazionale e alle difficoltà derivanti da una crisi finanziaria incipiente e dalla pressione esercitata dalle grandi potenze continentali, lo Stato marciano, che aveva finito con l'identificarsi nel corso della sua storia plurisecolare con l'ordine patrizio veneziano, rispondeva portando avanti la tendenza alla centralizzazione amministrativa a scapito delle aristocrazie locali e favorendo i processi di ruralizzazione della vita economica e sociale. La base di consenso veniva ricercata a livello locale nei piccoli artigiani e commercianti delle province e, soprattutto, nelle masse contadine. Ma una frattura profonda si era creata tra il governo veneziano e una parte della nobiltà di Terraferma d'Oltre Mincio, chiusasi in un orgoglio offeso, consapevole che le cariche ad essa offerte erano prive di ogni rilevanza e non disposta a ridursi ad esecutrice degli ordini dei rappresentanti di Venezia.12)
Analisi delle condizioni economico-amministrative del bresciano prima della rivoluzione giacobina
ludi provincia bresciana aveva una superficie di oltre 4.800 km2 e risultava seconda, nella Terraferma della Repubblica, al solo Friuli Si trattava, quindi, di un territorio molto ampio, che rivestiva per di più un'importanza fondamentale sia sotto il profilo strategico-militare, sia sotto quello del gettito fiscale. Dal punto di vista amministrativo, si presentava come un mosaico di concessioni e privilegi distribuiti su ben nove corpi provinciali: Brescia, Territorio (ossia alcune zone prevalentemente della pianura), clero, le tre Valli, Salò, Asola e Lonato.13) Il Bresciano era anche una delle aree
HO M. BERENGO, La società veneta alla fine del Settecento, Firenze, Sansoni, 1956, p. 14.
iS LUCA MOCARELLI, Una realtà in vìa dì ri definirlo ne: l'economia bresciana tra metà Settecento e Restaurarono in Brescia e il suo territorio, Brescia, Cariplo, 1996, p. 343 e DANIELE MONTANARI, // rapporto capoluogo-territorio nel declino veneto in Brescia e il suo cit, p. 19.