Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Brescia. Repubblica di Venezia. Secoli XVIII-XIX
anno <1999>   pagina <331>
immagine non disponibile

II bresciano alla vigilia dell'invasione napoleonica 331
più densamente popolate dello Stato marciano L' anagrafe del 1766 con­teggiava 315.161 abitanti, passati a 332.583 nel 1790 e a 346.911 nel 1795. L'attività agricola aveva, nel Bresciano come in tutte le realtà dell'Antico Regime, una centralità indiscussa e dettava i ritmi dell'economia locale. A partire dal 1730 circa si era aperta una fase favorevole all'insegna di raccolti abbondanti, tali da consentire non solo di sfamare la provincia e le truppe, ma anche di esportare discreti quantitativi di grani. Questo anda­mento positivo si sarebbe rafforzato nella seconda metà del Settecento, quando il presentarsi di una fase di ascesa dei prezzi delle più importanti derrate avrebbe consolidato il ruolo di primo piano dell'agricoltura all'interno dell'economia locale.15) È ben vero che nelle tre Valli (Trompia, Sabbia e Camonica) si erano verificate carestie nel 1764, nel 1772, nel 1775 e nel 1779, con momentanee esplosioni di furore contadino, ma all'arrivo dei carri di granoturco inviati dalle autorità veneziane, le rivolte si spe­gnevano, non rivestendo mai la protesta un carattere politico e neppure antigovernativo.16) La crescita della cerealicoltura, sostenuta in particolare dalla coltivazione del mais, serviva all'autoconsumo contadino ed era ben vista dai proprietari grazie ai prezzi remunerativi nel Bresciano che, con il suo fitto popolamento, era in grado di esprimere una notevole domanda alimentare. D governo veneziano si muoveva, peraltro, in direzione di un allentamento del regime vincolistico, concedendo, in particolare alle grandi famiglie feudali, sempre più frequenti permessi di esportazione.17) Un ulte­riore elemento favorevole allo sviluppo era la scarsa incidenza del campa­ne , ossia della tassa sui fondi rustici La situazione dell'agricoltura bre­sciana nella seconda metà del Settecento non presenta, dunque, i caratteri di una crisi strutturale, semmai si può parlare di una trasformazione dei suoi assetti tradizionali Senza dubbio si assiste, infatti, al ridimensionamento della coltura del lino, alla limitazione delle possibilità di crescita della coltura della vite, alla difficoltà di sostenere la concorrenza degli agrumi di prove­nienza mediterranea da parte della produzione gardesana. Ma tutto ciò si verifica in funzione di un'espansione fino ad allora sconosciuta della mai-
*0 È anche vero che il tasso di increménto risultava uno dei più modesti in Italia sia a causa dell'ancora alta mortalità infantile, sia per l'era avanzata in rapporto all'epoca nelk quale avvenivano i matrimoni L. MOCARELLI, Una realtà eit, p. 344.
t5> M pp. 345-346.
) M. BERENGO, La società veneta cit, p. 114.
'7) Le famiglie feudali potevano smerciare in esenzione di dazio oltre 34.000 some di frumento. L. MOCARELU, Una realtà cit, pp. 346-347.