Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Brescia. Repubblica di Venezia. Secoli XVIII-XIX
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1999
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332
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332 Filippo Ronchi
scoltura e della gelsibachicoltura. Qualcosa dì simile avviene anche nel settore dell'allevamento, dove quello bovino mantiene un suo rilievo, come attesta la persistente produzione dei formaggi in sede locale, mentre si verifica un deciso ridimensionamento della dotazione di ovini e caprini per far posto alla coltivazione del granoturco.
Benché i signori di provincia si dedichino agli studi di agraria e si riuniscano per comunicare e discutere i risultati delle loro ricerche, non si registrano mutamenti di rilievo negli assetti tecnico-organizzativi. La crescita della produzione cerealicola si deve alle elevate rese del mais e ad un ampliamento delle super liei ad esso destinate, mentre sono assenti miglioramenti significativi nelle tecniche di coltivazione e nei regimi di rotazione adottati. Esperimenti vengono condotti su un numero esiguo di campi, per iniziativa dei proprietari terrieri, spesso osteggiati dalla manodopera conta*-dina cui il governo veneziano sembra dar ragione.18)
L'estimo del 1723 fornisce indicazioni utili per avere un'idea della distribuzione della proprietà fondiaria. Nelle Valli montane, che occupavano oltre il 50 della superficie provinciale, i beni comunali erano ancora molto ampi e predominava la piccola proprietà contadina. I montanari lavoravano nei loro piccoli possedimenti con una tenacia che testimoniava l'attaccamento alle proprie radici, conducendo una vita isolata e dura in uno spirito di autonomia. Nonostante le carestie cui prima si è accennato, il periodo della dominazione veneziana rappresentò per essi una specie di età dell'oro per i numerosi privilegi concessi alle Valli: Le biade ad un prezzo assai mite, il sale e il tabacco a un terzo meno del valore attuale e [...] attese
' LEONARDO MAZZOLDI, L'economa nei secoli XVII e XVIII, in Storia di Brescia, Brescia, Morcelliana, 1964, voi. Ili, parte II, pp. 116-118. Indicativo dell'atteggiamento benevolo delle autorità venete nei confronti dei contadini il seguente episodio. Il 10 maggio 1762 i contadini di Barbariga avevano distrutto le arginature di un campo trasformato in risaia nella proprietà * Feroldina della nobile famiglia Valossi Motivo della sommossa era stato il sospetto che l'alta mortalità verificatasi a partire dall'estate dell'anno precedente, in coincidenza con l'estensione della coltivazione del riso, fosse dovuta ai miasmi che esalavano dai campi inondati II capitano e vicepodestà di Brescia, Marin Zorzi, non prese nessun provvedimento nei confronti dei ribelli, anzi nel 1763 il magistrato alla sanità di Venezia proibì la suddetta coltivazione a Barbariga e nei paesi limitrofi. Una nuova protesta contadina, sempre nella stessa località, sì verificò nel 1768, poiché i Valossi, contrariamente a quanto stabilito, avevano ripreso ad impiantare campi di rìso, che furono un'altra volta devastati. I Valossi denunciarono, allora, sei abitanti del posto ritenendoli i promotori dell'insurrezione; il tentativo di arrestarli mise però in agitazione l'intero paese, da cui partirono nuclei di rurali armati di zappe, badili e forconi, che distrussero ancora le risaie nel frattempo riattate. Solo una formale assicurazione della definitiva rinuncia a quelle colture potè riportare la tranquillità sella zona, ma si trattò di un accordo fra le parti, perché le autorità veneziane non intervennero neppure in questa occasione.