Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Brescia. Repubblica di Venezia. Secoli XVIII-XIX
anno <1999>   pagina <333>
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II bresciano alla vigilia dell'invasione napoleonica 333
le esenzioni concesse dal veneto governo, quasi nulla usciva dalla valle per aggravi pubblici, cosi scriveva nel 1803 Luigi Capoferri riferendosi alla Val Camonica.15)
Nella fascia pedemontana (16 della provincia) e nella zona di pianura (29) avevano poco peso la piccola proprietà contadina ed i beni comunali. Anche la proprietà ecclesiastica si era contratta, in seguito alle cessioni di beni sancite dal governo veneziano soprattutto a partire dagli anni Sessanta del XV 111 secolo, ma restava comunque estesa la manomorta per il conti­nuo afflusso di nuovi beni che mantenevano ricco il patrimonio della Chiesa.20) Il controllo sulle terre più fertili della provincia lo avevano i cittadini. Decine di abitanti del capoluogo risultavano detentori, nelle zone maggiormente produttive, di patrimoni fondiari superiori ai 300 ettari. Vi erano poi le famiglie feudali, come i Martànengo, intestatari di case e terre per un valore superiore a 3.700.000 lire venete o i Gambara, proprietari di una fortuna valutata a quasi 2.000.000, seguiti dagli Avogadro, dai Chizzola, dai Luzzago. In posizione di rilievo, nell'acquisto di terre, si trovavano anche i maggiori mercanti locali nobilitati: gli Archetti, i Balucanti, i Conter, iLechi21)
Nella fascia collinare e di pianura asciutta si registrava l'assoluta pre­valenza della mezzadria. Questa forma di conduzione della terra aveva creato tra proprietari e lavoratori una comunanza di interessi comprovata da scritture ritrovate negli archivi della nobiltà locale, che non contavano solo a decine, ma a centinaia gli anni dell'opera svolta dalle famiglie di mezzadri sotto una stessa casata di padroni Un rapporto paternalistico e consuetudi­nario costituiva, dunque, il fondamento sociale e morale della mezzadria, eppure nel corso del Settecento, anche ad opera delle famiglie nobili sopra ricordate, le condizioni applicative del contratto mezzadrile erano diventate più onerose per i contadini rispetto al passato, in quanto la regola della divisione a metà era ormai applicata solo in casi eccezionali e mai con riferimento alle produzioni di più elevato valore mercantile (frumento, fieni, bozzoli). Sull'evoluzione dei rapporti mezzadrili nel Bresciano a cavallo tra Settecento e Ottocento ha scritto pagine interessanti, all'inizio degli anni Novanta, Gianpietro BelottL22)
,5) LODOVICO CAPOFERRI, Memoria sulla Val Comunica* Bergamo Duci, 1803, p. 35.
29 JyL BERENGO, La serietà pineta àt, p. 90.
20 L. MOCARELLI, Una realtà cit, p 349.
29 GIANPIETRO BELOTTI, / caratteri dell'agricoltura bresciana nella prima metà dell'Ottocento, in Verso Belfiore,' società, politica, cult/fra del decennio di preparatone nei