Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Brescia. Repubblica di Venezia. Secoli XVIII-XIX
anno <1999>   pagina <334>
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334 Filippo Ronchi
Neppure nella Bassa pianura, infine, si registravano cambiamenti signi­ficativi in direzione di forme di conduzione maggiormente improntate in senso capitalistico. Il ricorso al lavoro salariato nei fondi condotti dai proprietari o in quelli ceduti in affitto avveniva, infatti, senza abbandonare la logica della compartecipazione. Lo stesso contratto d'affitto continuava a presentare caratteristiche come l'imposizione da parte del proprietario delle colture.23) Nei complesso si presenta, dunque, un mondo rurale in cui fortissimi dovevano essere i vincoli verso la famiglia, la terra, il luogo nativo, la religione. Tutti sentimenti che avevano comuni radici con quelli di gerarchia, di culto della consuetudine e dell'uniformità, di avversione al nuovo. Il rafforzamento dell'agricoltura bresciana avvenuto nella seconda metà del Settecento, dovuto non tanto a particolari innovazioni tecnico-organizzative, quanto all'affermarsi di colture più remunerative e produttive (mais, gelso), dimostra inoltre che continuavano a sussistere, all'interno degli assetti della struttura economica tradizionale, margini di flessibilità tali da consentire di rispondere alle sollecitazioni del mercato senza effettuare cambiamenti traumatici.24)
Nel campo delle attività manifatturiere, il Bresciano si era distinto per essere riuscito a ritagliarsi, attraverso continui e interminabili contenziosi con il governo di Venezia, ampi margini di autonomia e vistosi privilegi. Le officine delle Valli e del Salodiano usufruivano di un regime fiscale blando soprattutto nei confronti dei dazi grazie agli alleggerimenti dovuti sia a privilegi ufficiali, sia alla debole presa dei mezzi di prelievo. Lo stesso discorso valeva per vari centri della pianura, vivaci in termini economici e demografici, come Chiari e Palazzolo.25) Dalla seconda metà del Settecento le aree siderurgiche manifestavano un vero dinamismo.26) Conservavano un certo rilievo quelle della Val Trompia e della Val Sabbia nelle loro lavora­zioni più caratteristiche (armi da fuoco e da taglio, fil di ferro, posatene,
Lombardo-Veneto. Affi del Convegno di studi. Mantova-Brescia 25, 26, 27 novembre 1993, Brescia, Stamperia Fratelli Geroldi, 1995, pp. 70-74.
23) Ivi, pp. 63-70.
**) L. MOCARBLLI, Una realtà dt, p. 354.
29 Éf p. 356.
2Q Ibidem- Iti Valcamonica si denota, ad esempio, in quest'attività tradizionale per la zona una tendenza alla crescita, attestata dalla costruzione di quattro nuovi forni fasori a Pisogne, Gemmo, Sònico, e Corrono, mentre saldamente stabile si mostrava la situazione degli apparati fusori nelle Valli Sabbia e Trompia.