Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Brescia. Repubblica di Venezia. Secoli XVIII-XIX
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1999
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Il bresciano alla vigilia dell'invasione napoleonica 335
acciai cementati, lamierini, vomeri) e questo nonostante gli andamenti contrastati a causa della concorrenza austriaca ed inglese, che non era in grado di impensierire più di tanto le tipiche specializzazioni del Bresciano, anche a motivo degli elevati costi di trasporto, mentre per alcune produzioni (falci, padelle tornite, bande stagnate) appariva insostenibile. A livello di confronto storiografico ci sembra che, se Marino Berengo illustrava un quadro a tinte fosche della situazione, riportando le allarmate relazioni dei Capitani sulle condizioni degli operai valtrumplini e lumezzanesi alla fine del Settecento, Luca Mocarelli nei suoi più recenti studi tracci un bilancio articolato degli andamenti produttivi e imprenditoriali della provincia e appaia molto prudente sul presunto collasso delle attività siderurgiche nel Bresciano.27) La presenza significativa della siderurgia provinciale bresciana era attestata, del resto, dalla pluralità degli sbocchi di mercato: area padana, Italia centro-meridionale, Levante. Ad aiutare le industrie locali contribuivano gli incentivi e gli sgravi di ordine fiscale e doganale concessi con generosità da Venezia a partire dal 1780. La manodopera di queste manifatture, infine, era tutta reclutata sul posto e vi lavorava da varie generazioni riunita nelle sue Corporazioni.2
Anche nell'ambito manifatturiero si assiste, insomma, non ad un tracotto, bensì ad una ridefinizione degli assetti produttivi. Del tutto marginale appare ormai l'attività laniera, ricollocatasi nelle vallate bergamasche. Ma la filatura del lino, concentrata nella zona del Garda, è ancora in condizione di fornire matasse di refe molto richieste in Levante e in Spagna, da dove vengono inviate in Sud America. Saranno soltanto il divieto di importazione dei refi sancito dal governo spagnolo nel 1778 ed i notevoli aumenti del prezzo della materia prima a far entrare in crisi questo settore. Ma a quel punto interverrà massicciamente il governo veneziano, con concessioni di privilegi a tutte le case di refi salodiane dotate di una certa importanza. Il settore non era più in grado, comunque, di fronteggiare sui mercati esteri la concorrenza degli articoli di aree come la Slesia e le Fian-
W Berengo riporta la relazione del Capitano Giovanni Grassi, del 1784, che descriveva gli artefici di Gardenie Val Trompia e Lumezzanc senza alcuna commissione pubblica, piangenti e supplichevoli onde averla. Mancavano totalmente delle commissioni private e, sprovveduti affatto di denaro o d'ogni altro mezzo per farne sceglievano la via dell'emigrazione. M. BERENGO, La società veneta cit, p. 61. Sulla stessa linea interpretativa di Berengo L. MAZZOLDI, L'economia cit, pp. 139-141. Ma un percorso di ricerca diverso segue L. MOCARELLI, Una realtà cit, p. 357.
28) M. BERENGO, La società veneta cit. p. 64.