Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Brescia. Repubblica di Venezia. Secoli XVIII-XIX
anno
<
1999
>
pagina
<
337
>
II bresciano alla vigilia dell'invasione napoleonica 337
In questo contesto economico, ribadiamolo, non certo catastrofico, si segnala però distintamente il ripiegamento produttivo del capoluogo. Brescia è una città che, nel 1790, conta circa 45.000 abitanti, risultando la sesta città d'Italia per popolazione.34) Ma nella seconda metà del Settecento i suoi operatori non hanno saputo sfruttare le possibilità offerte dalla manifattura serica, che ha invece conosciuto un'espansione nei centri del Territorio. Le tradizionali attività cittadine (lavorazione dei formaggi, delle pelli, del rame, rifinitura e assemblaggio delle armi), per di più, conoscono un periodo di forte declino, a cominciare da quella conciaria, anche a causa di interventi negativi del governo veneziano. L'unico ramo che continua a rivestire importanza è l'edilizia, con le varie attività ad essa connesse.35) Nel processo di ridefinizione e selezione economica dell'ultima fase della dominazione veneziana vengono colpiti anche i mercanti cittadini per via di un meccanismo di cui bisogna saper cogliere le implicazioni Come abbiamo notato precedentemente, la sezione occidentale della provincia (con la siderurgia carmina e i setifici della pianura) si trovava in fase favorevole. La sezione orientale della provincia presentava, invece, andamenti produttivi molto più contrastati. Ebbene, i mercanti di Brescia erano interessati quasi esclusivamente nelle attività svolte dalla sezione orientale e risentivano delle difficoltà attraversate, ad esempio, dai settori della carta e del lino, poiché gli operatori bresciani esercitavano negozi di refe in Riviera o rifornivano di stracci le cartiere gardesane.36) Difficoltà cominciavano ad avvertire anche i mercanti di ferrarezza , a causa della fase non brillante attraversata dalla fabbricazione delle armi, in particolare, e di tele. Un'ulteriore minaccia di ridimensionamento del ceto mercantile cittadino proveniva dall'ascesa di molti centri intermedi della provincia e dei relativi operatori in relazione all'espansione del setificio. Quelli bresciani potevano, però, conservare ancora un ruolo fondamentale nell'orientare i flussi di cereali verso le aree della provincia deficitarie al riguardo.37)
Volendo trarre un bilancio complessivo da quanto analizzato finora, si può affermare che l'economia bresciana, nella seconda metà del Settecento, sotto la dominazione veneziana, confermò i suoi punti di forza, costituiti
34 Sulla consistenza del numero degli abitanti del capoluogo, M. BERENGO, La società veneta dt, p. 63, che parla di 38.291 nel 1790 e LUIGI FRANCESCO FÉ D'OSTIANI, Brescia nel 1796 ultimo della veneta Signoria, Brescia, Stamperia Ceroidi, 1908, p. 13 che indica a 44.915 i residenti nell'anno 1796. Per le rispettive fonti, vedi le bibliografie relative.
3S) L. MOCARELLI, Una realtà cit, p. 361.
*) lui, p. 362.
*) Ivi, p. 364.